Però…

Domenica sono andata a manifestare. La goccia che ha fatto traboccare il vaso (nel senso, l'ultimo in ordine cronologico dei buoni motivi per andarci) è stato l'aver assistito, qualche sera fa, a una furiosa (?) discussione tra due ragazzi della mia età. Anzi, a essere precisi, tra un ragazzo e una ragazza. Era una discussione sull'attuale situazione politica italiana e le due posizioni erano radicalmente diverse. La cosa che mi ha fatto accapponare la pelle è stato il solito commento, fatto da lei, che da più parti viene usato come giustificazione a un certo tipo di comportamento. La ragazza in questione  ha detto che non le interessa quello che lui fa a casa sua, che è libero di portarsi chi vuole.
Questa cosa mi è rimasta sullo stomaco, non tanto perché fosse un'argomentazione nuova o particolarmente sconvolgente, quanto perché proveniva da una donna della mia età, giovane e che, se vogliamo proprio guardare il pelo nell'uovo, studia anche legge. Non una ex democristiana (come pure è la signora incredibile, molto più moderna di questa ragazza, che è la mia nonna), o un vecchio bavoso o un adolescente in piena crisi ormonale.
Sono andata a manifestare soprattutto contro questo tipo di mentalità, cieca e sorda e pericolosa.
Però, purtroppo, una volta in piazza, ho constatato con amarezza la vecchiaia dell'evento. Sia per quanto riguarda l'età media dei partecipanti, sia (e forse proprio come conseguenza di questo) per l'uso di simboli, slogan e modalità di un mondo che non c'è più. Qualcuno urlava dagli altoparlanti "le donne in testa, gli uomini dietro"e io ho pensato che davvero non ci si riesce a schiodare da modelli sessantottini ormai superati. Se continuiamo con questa divisione netta, dove la troviamo la forza reale per controbattere con alternative concrete a chi pensa che "quello che lui fa a casa sua, non sono affari miei"? Perché alzare altre barriere dove già ce ne sono infinite?
Vanno bene i cortei, sì, ma ci vuole più coraggio, più creatività, meno slogan e più soluzioni. Altrimenti è la volta che davvero questo Paese si troverà senza giovani, tutti costretti a emigrare.

Sì, generalizzare

Girovagavo tra i profili di myspace (che è l'unico social network che mi è rimasto, e mi piace usarlo soprattutto come piattaforma di studi antropologici sul genere umano) e mi sono resa conto che ormai riesco a identificare le persone dalla foto del profilo. La cosa divertente di myspace è che (a differenza di facebook che, a livello di grafica, è standard per tutti gli utenti e, di conseguenza, molto più anonimo) è visivamente più immediato.
Insomma, per farla breve: se sei un coglione, su facebook hai la possibilità di mascherarti meglio (se non altro c'è da fare lo sforzo di leggere la sezione "interessi" prima di capire chi hai di fronte), su myspace non hai molte chance. Anche perché lì la gente dà veramente il peggio di sè, quando si parla di scegliere la foto con cui presentarsi al mondo. Per non parlare dei layout, ma questa è un'altra storia…
Chiariamo subito una cosa: ho capito che la metà degli uomini si iscrive a myspace per rimorchiare. Laddove "ci si fa" facebook per i motivi più disparati, myspace è il ritrovo degli allupati.
I più arrapati di tutti si immortalano mezzi nudi: è abbastanza comune che, entrando nel profilo di uno che si ritrae con i pettorali di fuori, si noteranno una serie di "amiche" con le tette di fuori, o ammiccanti descrizioni delle proprie doti.
Altri piacioni sono quelli che pubblicano primi piani con broncio sexy (eh sì, non ci sono solo le ragazzine che lo fanno).
Gli artisti con le loro chitarre, pianole, violini, viole, cuffie, macchine fotografiche, mixer, pennelli, penne e calamai, anche loro, in fondo in fondo, vogliono rimorchiare.
Come, del resto, i veri o presunti rapper con le dita della mano a formare vari segni di saluto, col cappuccio della felpa ben calato sugli occhi.
Poi ci sono quelli che si fotografano in penombra, di spalle, lontani un chilometro. Oppure usano il loro avatar di South Park, o dei Simpson. O fanno diventare la loro foto una specie di disegno a matita. O, ancora, pubblicano l'immagine di qualsiasi cosa, purchè non sia la loro faccia. Questi, beh, ecco, di solito sono quelli, diciamo… orginali, simpatici, particolari?

Le regole dell’attrazione

Uno che proclama in mezzo a un gruppo di persone che conosce poco (anche con un po' di orgoglio, o così mi è sembrato):
Io non sono mai riuscito a finire un libro in vita mia. Avevo iniziato "Il Signore degli anelli", ma poi è uscito il film-,
può (e sottolineo può, perché in questo caso nemmeno quello) essere un fico pazzesco, ma per me ha il sex appeal di un torsolo di mela.

Un grissino, un grissino, il mio regno per un grissino

L'altro giorno, sul portone del mio palazzo, ho incrociato una coppia. Borsoni per terra, sguardo terrorizzato, lui, mani sul pancione e viso contratto in una piccola smorfia di dolore, lei. Stavano andando a fare nascere il loro bambino. Secondo me aspettavano un taxi, come succede nei film.
Ci siamo guardati negli occhi per un momento, io e lui, e sono stata presa da un impeto di tenerezza nel vedere tutta l'apprensione e l'ansia che gli scrivevano in faccia a caratteri cubitali: "Aiuto. Abbiamo fatto tutti i corsi preparto, ci siamo preparati per nove mesi, due settimane fa il medico ci ha detto che era arrivato il momento, ma adesso non mi ricordo più niente! Cosa devo fare??".
L'ho già detto, che in questo periodo sono facilmente emozionabile.
Si può guarire?
(Lo dico col sorriso, eh).

Chi ha paura dell’autoerotismo?

Scene da un appartamento, domenica mattina.
L'una, in partenza per tre mesi per lavoro, dice di aver ricevuto in regalo da un'amica un vibratore. L'altra fa due occhi così. Entrambe ridono, sconvolte, commentando la tristezza del gesto. Io, zitta, sorrido di sbieco.
Riporto qualche frase che mi ha fatto rizzare i capelli:
-Ma per tre mesi una si può anche trattenere!
-Avrei preferito che ti avesse detto "mi auguro che ti trovi qualcuno da scoparti"!
-Il mio fidanzato ha detto: "ma che schifo. Tu quella cosa non la usi. Mettila subito in cantina!"
-La gente è fuori di testa!
-Io se non riesco a trattenermi, piuttosto vado uno di cui non me ne frega niente…

Non è la prima volta, purtroppo, che mi ritrovo di fronte a una visione così retrograda. Una specie di corollario dell'ancora esistente disparità tra i sessi (e vi/mi risparmio il classico: se l'uomo ha molte partner sessuali è un playboy, se invece li ha la donna… perché mi stanco solo a scriverlo). Disparità, in questo caso, di cui si fanno portatrici prima di tutto le donne stesse, che, in molti casi (non tutti, per fortuna) vivono l'autoerotismo come una cosa: non necessaria (se sei eccitata, ti devi trovare un altro da te per fare sesso), peccaminosa nel senso più negativo del termine (retaggio cattolico? Ho la brutta sensazione che sia così), e, soprattutto, alternativa al sesso, quando in realtà è sesso essa stessa, un suo complemento, e, se vogliamo essere precisi, ne è il punto di partenza.
Io sono dell'idea, in questo campo come in tutti gli aspetti della vita, che se non conosci te stesso non puoi interagire in maniera sana con gli altri. Ognuno è la misura, il metro di giudizio, la cartina tornasole delle cose che succedono. Se io non so cosa mi fa stare bene e cosa mi fa stare male, come posso affrontare quello che ho intorno? Come posso provare piacere con qualcuno, se non so darmelo da sola/o?
Già le donne sono un meccanismo difficile da disinnescare (Californication docet), in molte arrivano all'orgasmo dopo anni e anni di pratica e fatica, e non c'è un bottone da premere e che sai con certezza che funzionerà. Se non ci diamo una mano, come possiamo pretendere che degli esseri fatti in maniera totalmente diversa da noi, che (normalmente) non hanno difficoltà a provare piacere, e che non si fanno alcun problema a (perdonatemi la finezza) ammazzarsi di seghe già in tenera età, sappiano al primo colpo come funzioniamo?
Questo è il vero problema. Ci si lamenta tanto che la lezione non è chiara, ma noi studiamo ben poco. E ci autolimitiamo senza nessun motivo. Perché quello che ne viene è tutto di guadagnato.

Ah, un'altra cosa che mi disturba ancora di più sono gli uomini a cui dà fastidio l'idea di una donna (meglio, della loro compagna, perché immagino che nei film porno sia cosa gradita) che si masturba. Cos'è, paura della competizione?

Hua!

Questo post è dedicato a voi, uominidellapalestra.
Voi che, mentre noi al piano di sopra ci stiracchiamo come i gatti con Enya che ci sussurra nelle orecchie, fate arrivare dal piano di sotto nobili versi scimmieschi che emettete per darvi la forza di sollevare, spingere, tirare, abbassare pesi inverosimili.
Vi adoro, mi fate sempre molto ridere. Spero di non sentire mai il botto dell'esplosione di un vostro bicipite.

E se volete saperne di più della mia esperienza nel luogo di perdizione dove ci si modella e scolpisce il corpo, qui la puntata precedente.