Applausi, sipario.

Per tutti quelli che, ancora speranzosi, passano da queste parti, a voi l'annuncio della fine (definitiva?) di questo spazio. Ma non disperate, tutto quello che la mia mente partoriva e riversava qui, lo troverete, con la consueta dose di sentimentalismi vari e acidità, qui. Ho deciso di riunire i miei due blog nati e cresciuti in momenti diversi, perché un tale sdoppiamento mi sembra ormai inutile, visto anche il fatto che questo mezzo di comunicazione, l'abbiamo ormai capito tutti, è morto .
Saluti e baci personalizzati a ognuno di voi. Lunga vita ai blog.

Tracce del mio passaggio

Torno per un secondo, tra una cosa e l'altra, solo per comunicare ai (pochi) che ancora si avventurano qui che ci sono ancora, ma che la mia testa è impegnata a partorire idee che nel blog non hanno ancora trovato spazio.
Piuttosto, spendo due minuti per scrivere quanto mi stupiscono le chiavi di ricerca che traghettano le persone qui. Mi piacerebbe che quello che scrivo potesse davvero dare delle risposte soddisfacenti alle loro richieste, però dubito di poter aiutare chi cerca buoni motivi per andare all'università (io, al massimo, posso trovarne milioni per non andarci), o immagini (?) di chi vuol vedere tarzan scoparsi jane o di santi protettori contro la sfortuna, o chi considera zuckerbergh l'anticristo, o chi vuole sapere se funzionano le fatture d'amore "facendo fumare una sigaretta", o chi cerca dritte su come rimorchiare su badoo o come diventare una buona commessa (io, piuttosto, posso indicarvi dove trovarne di pessime).
Ah, per colui o colei che cerca soluzioni per la carta della stampante che scende storta, vale sempre l'ottimo consiglio della nonna: capovolgila, e vedi se c'è una matita.

È bello andare all’università  perché…

… nel momento in cui il professore del corso di marketing tenta di spiegare il concetto di “clienti top” (sinteticamente, aziende che hanno diritto ad agevolazioni presso un determinato fornitore, in base, ad esempio, al fatturato o al numero di acquisti effettuati), una innocente fanciulla fa questa domanda:
Come i privé delle discoteche?“.
A me questo umorismo involontario fa impazzire.

Problemi tecnici

Non ho mai capito come mai, passata l'età della scuola dell'obbligo, nessuno si compra più quella meraviglia della medicina che è il Vicks vaporub. Recentemente, qualcuno mi ha detto che ha sentito dire che è stato messo al bando perché contiene degli ingredienti nocivi. In effetti, non sono mai entrata in una farmacia per chiedere se è ancora in commercio, quindi non so che fine abbia fatto.
Se quello originale è dato per scomparso, in compenso, se volete ricreare la stessa sensazione che vi dava quando avevate il raffreddore da bambini, in erboristeria troverete un prodotto analogo, che pare abbia gli stessi effetti. Ed è forse anche più magico.
No, non sono diventata rappresentante farmaceutica. Ma l'altro giorno, appena uscita da una settimana di influenza, sono andata in un'erboristeria per comprarmi un qualche integratore per tirare su le mie indebolite difese immunitarie. E la simpatica proprietaria del negozio, che già altre volte mi aveva dato l'impressione di essere leggermente squilibrata, mi propone, ça va sans dire, una versione bio del caro e vecchio Vicks. Spiegandomi, tutta contenta, con l'occhio impallato della follia, che "è un prodotto incredibile perché puoi spalmarlo anche sull'incavo del piede e dà un sollievo immediato alle vie respiratorie!". Sì, avete letto bene.
Ma questa non è la sola conversazione di tipo assurdo che ho avuto lo scorso weekend. La seconda è avvenuta per telefono, con un tecnico di un negozio di elettronica.
Cerco di spiegarvi brevemente il problema, a causa del quale ho fatto questa telefonata, che ha la mia stampante: ogni volta che mando in stampa qualcosa, il foglio scende tutto storto e si accartoccia dentro i rulli. Il consiglio che mi è stato dato è il seguente:
"capovolgila, e vedi se dentro c'è una matita". Non sono riuscita a dire niente per buoni trenta secondi, perché tutto quello che avevo in mente era "e chi ce l'ha messa lì?", "è come la sorpresa dell'uovo di Pasqua?", oppure forse come certe ciambelle non riescono col buco, certe stampanti riescono con il lapis?
Alla fine, non ho comprato il gel da piedi e, ribaltando la mia stampante, non ho trovato nessuna matita.
Ma forse non ho, semplicemente, abbastanza immaginazione.

Il tempo delle mele

Sto accompagnando, non proprio volontariamente, due traslochi complementari. Uno, a dire il vero, era già terminato quando sono arrivata io. Mi sento ancora un po' in prestito, lì, e anche un po' stretta. Se voglio fare una telefonata, o mi chiudo in bagno, oppure congelo in terrazza. Di studiare, poi, non ne parliamo. E la stanza in realtà è una piccionaia aperta sul piano di sotto. Mi abituerò.
Il secondo è ancora nel suo svolgersi. Appena metto piede in casa, prima ancora di chiedermi come va, mi sento dare delle istruzioni con le cose da sistemare, o da buttare. E questo mi fa reagire subito col rifiuto di dare una mano. Poi, però, sospiro e mi ripeto il solito mantra: "sei tu che ti devi adattare a quello che è lui, non il contrario" e inizio a collaborare.
E allora è successo che mi sono infilata nel vortice dei miei giocattoli. Sul subito, presa dal desiderio di non perdere tempo e anche da quello di fare spazio (perché gli accumuli di oggetti diventano anche accumuli di energie negative, secondo una mia personale teoria), avevo dato l'ok per regalarli tutti.
Poi ho cambiato idea e sabato pomeriggio ci ho messo le mani. Alla fine sono di più quelli che terrò rispetto a quelli che darò via. Non ci ho potuto fare niente, dalle ceste sono sbucati fuori i ricordi e tutto il mio cinismo iniziale ("ma quante cose inutili avevo?") ha lasciato il posto a un bel po' di romanticismo.
La cosa che più mi ha impressionato è stata che mi sono resa conto che, quando frugo negli oggetti che mi hanno accompagnata in un passato più recente, ho spesso immagini di me che soffro per qualcosa e ricordi che mi sono rimasti più impressi sono i momenti dolorosi. Mentre l'altro giorno, ritrovando dei giocattoli che non sapevo di avere ancora, percepivo solo la gioia dei momenti in cui quelle cose impolverate avevano un loro senso.
Bella scoperta, direte voi. Beata innocenza.
Forse, a pochi giorni da un compleanno che mi sembra un nuovo giro di boa della mia vita, sto scoprendo un animo da vecchia nostalgica? Inizierò a fare discorsi del tipo "io alla tua età" oppure "vorrei tornare bambina"?
Adesso, scusate, vado a preparare il té per i miei pupazzi.

Cose che succedono

Nelle ultime settimane ho:
-incontrato Chiara Iezzi mentre cercavo parcheggio. Sapete chi è Chiata Iezzi, vero? Senza cercare su Google;
-fatto un esame che è durato meno della sua preparazione: al momento di consegnare i testi (e dopo aver letto una sorta di decalogo delle regole da rispettare durante lo svolgimento: cose tipo "non copiare" e "scrivete il vostro nome e cognome sul foglio", che un po' me le ricordo dalle elementari. Devono avercele insegnate insieme a di-a-da-in-con-su-per-tra-fra*), qualcuno si accorge che il professore ci ha fotocopiato la prova con le risposte già segnate;
-aperto di nuovo l'account su facebook. Dopo essermene andata accusando Mark Zuckerberg di essere l'anticristo e tutti quelli che ancora ne erano vittime di essere posseduti dal Dimonio, ho voluto mettere da parte ogni dignità personale e sono ritornata come la figliola prodiga;
-passato di nuovo qualche giorno a Liverpool e, nonostante il freddo che congelava anche i pensieri, sono stata circondata da calore e affetto, mi sono emozionata e ho riso parecchio;
-vissuto a distanza due traslochi complementari. Aspetto di tornare a casa per Natale per vedere l'effetto che fa;
-speso quasi uno stipendio in regali. In questo periodo dell'anno subisco le nefaste conseguenze delle mie mani bucate.
Auguri a tutti e ci risentiamo dopo le feste!

*oddio, così m'infilo in un ginepraio e mi metto a fare la predica. Gli accenti e gli apostrofi, questi sconosciuti.