Oggi è uno di quei giorni

Torno, sfinita, dall’esame al quale tenevo di più di tutti questi anni all’università.
L’ho preparato in quest’afa che ogni volta mi sembra più umida e più faticosa, e invece in una telefonata impazzita di qualche giorno fa ho scoperto che tutte le estati dico la stessa cosa.
L’ho preparato cercando il filo di vento che pigramente si affacciava alla mia finestra, maledicendo il caldo e maledicendo me che lo maledicevo.
L’ho preparato in mezzo a tantissimi altri impegni, rincorrendo le pagine che mi scappavano dalle dita e andando a dormire ogni sera come il coniglio di Alice che è sempre in ritardo.
Stamattina mi sono svegliata con le grida disperate di un bambino che da qualche parte chiedeva incessantemente del latte. È andato avanti per un sacco di tempo, urlando sempre più forte.
Ieri notte mi sono svegliata con la paura che mi entrassero i topi dalla finestra. Mi succede sempre così, ultimamente. Mi vengono delle paure da bambina. Sublimo lo stress nei mostri dell’infanzia.
Arrivando in facoltà, oggi, ho ripensato al mio esame di maturità. All’amico più grande che mi aveva incontrata qualche giorno prima e ridendo mi aveva detto che quello sarebbe stato il più difficile di tutti, perché era il primo. E allora ho pensato, sono sopravvissuta a quello e a tutti quelli successivi, sopravviverò anche a questo.
Oggi mi riposo, e stasera magari stappo una bottiglia di vino.

Considerazioni finali

Quando una parola affettuosa mi fa infiammare le guance, e per la prima volta nella vita sono felice di arrossire.
Quando il sorriso di un uomo che potrebbe essere mio padre, ed è lì anche grazie a me, mi fa quasi commuovere.
Quando sento di aver lavorato bene, e sono stanca ma so di esserlo perché ho fatto tutto quello che mi è stato chiesto con passione.
Quando tolgo i sassolini dalle scarpe delle persone con cui collaboro, e lo faccio con discrezione ma è visibile l'importanza del mio aiuto.
Quando una persona che conosco da un mese appoggia la testa sulla mia spalla e mi dice "ti voglio bene".
Quando mi ascolto parlare in inglese e il mio accento mi stupisce.
Quando arrivo per prima, o prima del previsto, o rimango più a lungo di quanto mi è stato chiesto.
Quando mi ricordo le cose per gli altri, o quando mi fanno una domanda e ho la risposta pronta.
Quando qualcuno mi dice che è orgoglioso di me.
Allora, capisco che sto andando nella direzione giusta. E, forse, sono già dispiaciuta che sia finita.

La bellezza delle cose ama nascondersi

La bella stagione mi passa attraverso le narici.
La primavera sollecita l'olfatto. Gli odori si fanno tutti più intensi, trasportati dall'aria che si muove. Ognuno è un segnale di risveglio.
Quello che sento passando vicino ai ristoranti con i tavolini all'aperto: della pizza e del fumo delle sigarette.
O il profumo delle donne che lascia la sua scia.
Quello delle lenzuola appena tirate fuori dalla lavatrice.
Le fragole.
La crema solare.
Il borotalco.
I bambini piccoli.
La carne alla griglia.
L'erba.
I libri nuovi.
Il vino rosso.
Il corpo della persona con cui ti svegli.
I pensieri stessi hanno un buon odore, in questo periodo.

Previsioni

Chi l'avrebbe mai detto?
Oggi l'estetista mi ha predetto il futuro.
Tra una passata di cera e l'altra, le ho raccontato che ho studiato scienze politiche, e gli occhi le si sono illuminati. Mi ha guardata con serietà e ha detto, senza alcun indugio, che tra tre anni incontrerò un uomo che mi farà entrare in politica. Ma non era un "ti vedrei bene" o un "saresti adatta a", no no, ha decretato che succederà. E mi ha ammonita "tu adesso non mi credi, ma vedrai che andrà proprio così". E io, che sono razionalista fino a mezzogiorno, ma superstizione e segni del destino sono la cose alle quali credo di più, mi sono emozionata.
Poi ha aggiunto "sarà uno tipo Casini", e ha rovinato completamente l'atmosfera.

Splendente

"Splendente" è una parola bellissima, estiva, che a pronunciarla rotola sulla lingua ed esplode in mille perline che rifrangono la luce.
La mia nuova piantina si chiama salvia splendente. Oggi ho cercato su internet delle informazioni su di lei (non ho esattamente il pollice verde, e non vorrei farle fare una fine ignobile), e ho scoperto una cosa buffa, cioè che appartiene anche a una sottocategoria specifica chiamata "carabiniere".
Ah, e poi è stata anche battezzata Filumena Marturano. Ma questa è un'altra storia.
Insomma, un sacco di responsabilità per un'unica piantina.
E io oggi mi sento splendente e piena di nomi, proprio come lei.
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Che soddisfazione

Vedere chiavi di ricerca del genere che hanno traghettato verso il mio blog:
-come fare le farfalle di feltro;
-devo trovare qualcosa di nuovo da fare altrimenti impazzisco;
-espressione ridere con le lacrime agli occhi;
-sorprese primo appuntamento;
-Tiziano Scarpa sindrome pre mestruale (tutto insieme, ve lo giuro).
Non credo di poter aiutare realmente nessuna di queste persone, e me ne dispiaccio.

Color lucciola

Sono mitomane, sì. Nell'altro blog ho anche una categoria specifica, per questo mio problema.
Venerdì pomeriggio sono andata a sentire un incontro su "l'Italia vista dalle radio", e il motivo era uno e uno solo: vedere Chiara Gamberale. Leggere i sui libri mi fa ogni volta pensare che vorrei averli scritti io, per quanto sento la sua sensibilità vicina alla mia. "La zona cieca" è una delle mie bibbie.
A un certo punto della conferenza, parlando di tutt'altro, ha detto che alle sue presentazioni di solito percepisce chiaramente il fatto che i suoi lettori sono come lei: "ci guardiamo tutti con questi occhi sbarrati, e capisco che abbiamo le stesse turbe". Poi ha sorriso, con quel suo sorriso bellissimo e quello sguardo limpido e curioso, spostando i capelli lunghi dietro le spalle. Ha guardato negli occhi il suo compagno, con tenerezza, cercandone l'appoggio, e lui ha annuito. Mi sono sentita vicina a lei, ancora una volta, ed è stata un'emozione.