Piece of advice

S’inaugura oggi un’altra rubrica inutile di questo blog. Per chi deve comprarsi un libro, un ciddì o un film e non sa quale. Ecco cosa ho per le mani io questa settimana.

Un libro:

Chiara Gamberale, Le luci nelle case degli altri.

Perché: perché lei è sempre una certezza, quando si ha voglia di immedesimarsi in qualche personaggio stralunato. Mi ricorderò sempre come, a una conferenza, disse, un po’ ridendo, che i suoi lettori li riconosce perché alle presentazioni dei suoi libri si guardano tutti con gli occhi sbarrati, e si capisce di avere le stesse turbe.

 

 

Un film:

That touch of mink

Perché: per ridere, perché si ride così solo con queste commedie. Perché tutte avremmo avuto la stessa reazione di Doris Day, che, entrando infuriata nell’ufficio di Cary Grant per dirgliene quattro a causa del vestito che lui le ha rovinato, rimane inebetita e non riesce a fare altro che sbattere gli occhioni. E perché un’amica come Audrey Meadows ogni tanto ci vorrebbe.

 

Un disco:

Jamie Lidell, Compass

Perché: per riacquistare il buonumore, nel caso in cui novembre se lo sia portato via. E anche per accompagnare qualche sospiro d’amore.

Coniugare

Salve, sono un carretto blu venuto male, e mi presento a voi nelle vesti di testimone di un tentato omicidio.
Non sono mai riuscito ad appurare la causa della mia menomazione: a differenza degli altri sessantacinque carrarmatini blu presenti nella bustina dei carrarmatini blu, a me manca un pezzetto. Sono un blu imperfetto. Qualcuno dice che mentre ci fabbricavano nello Stabilimento Risiko, l’ultima goccia del blu fosse insufficiente per lo stampo. «Che fare? – si chiedevano inquieti gli operai Risiko – La buttiamo?»
«No, – disse un anziano, – facciamolo lo stesso, qua non si butta niente».

(Stefania Bertola, Il primo miracolo di George Harrison, Einaudi, Torino, 2010, p. 57)

Torino e i Beatles.

Non potevo non innamorarmi al primo istante di questa scrittrice piemontese che ho appena scoperto, Stefania Bertola, il cui libro (che è una raccolta di racconti quindi già mi faceva simpatia per questo) ha una copertina che comunica una serena tranquillità, i cui colori declinano dolcemente dal verde pavone al giallo ocra (e sono proprio queste sfumature del mare che mi hanno attratta verso di lui, in libreria). Avete presente i libri della collana “I Coralli” dell’Einaudi? A me mettono sempre un certo senso di pace. Le copertine un po’ ruvide, con questi colori che sembrano venuti fuori da un vecchio baule, le foto sempre in penombra. E le pagine avorio, che hanno abbastanza spazio per appuntare qualcosa.

Quando ho incrociato il titolo di questo libro ho fatto un salto alto così (Il primo miracolo di George Harrison: bellissimo, una di quelle cose che avrei tanto voluto immaginare io). Non ho potuto non comprarlo.

Ma è stato quando ho letto il racconto L’Inghilterra meridionale aspetta il buio che l’innamoramento è diventato amore vero. Non voglio neanche accennare all’argomento, che mi è così caro, perché chi legge qui e (chissà, magari) leggerà anche lì abbia la stessa reazione di dolcissima sorpresa che ho avuto io, svelando il mistero una pagina dopo l’altra.

Lascio invece che parli la bella intervista pubblicata su La Stampa proprio oggi. Attendendo i miracoli successivi.

Partiamo!

Dal 14 di questo mese è in libreria “Partire. Antologia narrativa di geografia emozionale”, guida del CTS 2010 edita da Vallardi, ma soprattutto raccolta dei racconti e delle foto vincitrici del concorso Movimenti, indetto dal Centro Studi stesso e dalla Scuola del Viaggio di Torino.

Perché ve la segnalo? Perché al suo interno c’è anche un mio racconto 🙂

Quindi, andatela a cercare in libreria. In alternativa, potete acquistarla qui, oppure qui, o direttamente sul sito della Vallardi.