Piece of advice

S’inaugura oggi un’altra rubrica inutile di questo blog. Per chi deve comprarsi un libro, un ciddì o un film e non sa quale. Ecco cosa ho per le mani io questa settimana.

Un libro:

Chiara Gamberale, Le luci nelle case degli altri.

Perché: perché lei è sempre una certezza, quando si ha voglia di immedesimarsi in qualche personaggio stralunato. Mi ricorderò sempre come, a una conferenza, disse, un po’ ridendo, che i suoi lettori li riconosce perché alle presentazioni dei suoi libri si guardano tutti con gli occhi sbarrati, e si capisce di avere le stesse turbe.

 

 

Un film:

That touch of mink

Perché: per ridere, perché si ride così solo con queste commedie. Perché tutte avremmo avuto la stessa reazione di Doris Day, che, entrando infuriata nell’ufficio di Cary Grant per dirgliene quattro a causa del vestito che lui le ha rovinato, rimane inebetita e non riesce a fare altro che sbattere gli occhioni. E perché un’amica come Audrey Meadows ogni tanto ci vorrebbe.

 

Un disco:

Jamie Lidell, Compass

Perché: per riacquistare il buonumore, nel caso in cui novembre se lo sia portato via. E anche per accompagnare qualche sospiro d’amore.

In origine era Alice

Continua la mia personale carrellata di curiosità collegate all’uscita del capolavoro di Tim Burton.

Il primo adattamento per il cinema dell’Alice di Lewis Carrol è il film muto del 1903, diretto da Cecile Hepworth e Percy Stow: trentasette anni dopo l’uscita del romanzo, e solo otto anni dopo la nascita del cinema. Della pellicola, della quale è conosciuta oggi un’unica copia originale, rimangono circa otto minuti dei dodici totali (all’epoca era il film più lungo girato in Inghilterra). Memorabile l’utilizzo di effetti speciali in scene come quella in cui la protagonista si allarga e rimane incastrata nella casa del Bianconiglio,

Il film è stato restaurato, col recupero dei colori originari, dal British Film Institute National Archive.

È delizioso rivedere questa prima, timida, realizzazione di Alice, e confrontarla con le visioni 3d di Tim Burton. Non ho ancora deciso quale delle due preferisco. 🙂

Biancaneve è andata a incipriarsi il naso

Ho deciso, quest’anno a Babbo Natale chiedo di portarmi il dvd di Biancaneve e i sette nani.

Esce domani la versione restaurata del cartone animato, per la prima volta in Blue-Ray, terzo in ordine di apparizione dopo la Bella Addormentata nel Bosco e Pinocchio. Il restauro, fotogramma per fotogramma, è stato fatto direttamente sul preziosissimo negativo della Technicolor, oggi custodito alla Library of Congressus, in quanto considerato patrimonio culturale.

Biancaneve e i sette nani è il primo lungometraggio animato della storia. Primo film ad utilizzare un’intera colonna sonora, è stato disegnato interamente a mano, con sfondi ad acquerello. Il progetto, ribattezzato la “follia di Disney” per i costi astronomici che ci vollero per realizzarlo (un milione e mezzo di dollari), che costrinsero lo Zio Walt persino a ipotecare la casa, prese l’avvio nel 1934, e fu presentato il 21 dicembre 1937 al Carthay Circle Theater, leggendario teatro di Los Angeles. In sala, ad assistere alla proiezione, c’erano Clark Gable, Marlene Dietrich, Charlie Chaplin e Shirley Temple. Il film, la settimana successiva, si conquistò la copertina del Time e il New York Times titolò “Grazie mille, Mr. Disney”. La produzione impiegò 32 animatori, 102 assistenti, 167 intercalatori, 20 scenografi, 25 artisti dell’acquerello, 65 animatori per gli effetti e 158 tra pittrici e inchiostratrici. Furono realizzate 2 milioni di illustrazioni usando 1500 tonalità di colore. Il primo doppiaggio italiano, del 1938, vanta la collaborazione di Rosetta Calavetta (la voce di Marylin) per Biancaneve, e Tina Lattanzi (la voce di Greta Garbo) per la regina.

Premiato con uno speciale Premio Oscar, che fu consegnato da Shirley Temple a Walt Disney accompagnato da altre sette statuette in miniatura, è considerato una delle pietre miliari del cinema di tutti i tempi. Il restauro della pellicola originale, che negli anni è stata vittima di un inesorabile deterioramento, è stato paragonato da Dave Bossert, supervisore del recupero dei classici Disney, a quello di un’opera rinascimentale.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quella volta in cui Roy Disney, ad una conferenza stampa a Milano, sentenziò che nessun bambino avrebbe mai visto Biancaneve in videocassetta. Invece, il film, passato nella sua lunga vita per 9 volte nelle sale cinematografiche, rimarrà immortale anche grazie a questo.