Suggestioni

Questa è una di quelle cose che attirano la mia attenzione mentre vago senza meta nella rete:

Geoffrey Farmer è un artista canadese le cui opere sono soprattutto installazioni. Le immagini qui sopra sono tratte dalla sua Leaves of Grass, creata per l’esibizione Documenta 13, a Kassel, in Germania: centinaia di marionette realizzate a partire da ritagli dei numeri di Life dei decenni 1935-1985. Un nuovo modo di ripensare la rivista fotografica americana più famosa di sempre, anche questa ormai abusata di pari passo con l’impazzare degli ultimi anni dell’euforia per tutto ciò che si crede vintage, a prescindere dal decennio a cui si fa riferimento. A questa si è agganciata perfettamente la Mad Man maniache ci sta facendo tutti sbavare sopra degli stili di vita luccicanti e chiccosi, le stesse atmosfere che si respirano sfogliando i Life di quegli anni. Per dirne una, io lo sapevo che da qualche parte questi li avrebbero venduti. E li vorrei pure!

Da qui potrei partire con una riflessione sul perché andiamo così spesso a infilare il naso negli stili di altre epoche, recuperando periodicamente qualsiasi cosa, e facendola tornare improvvisamente di moda. Forse perché non abbiamo nulla di cui vantarci della nostra, di epoca? Ma questa non è la sede in cui farlo: magari nei prossimi post. Intanto godetevi le belle foto di Leaves of Grass:

Via

Pompei crolla. Ne vogliamo parlare o no?

La denuncia arriva da Italia Nostra: lo scorso 18 gennaio il peso di una gru ha provocato il crollo di un terrapieno e altri 20 metri sottostanti nella zona di via dell’Abbondanza, dove si trovano la casa di Giulio Polibio, ma soprattutto la Casa dei Casti Amanti. Diverse pareti affrescate risulterebbero danneggiate. Il mezzo era posizionato male, su un terreno friabile che con la pioggia ha ceduto.

L’incidente è avvenuto nell’ambito dei lavori straordinari ordinati dal commissario Marcello Fiore, incaricato dal febbraio 2009 della missione di valorizzazione del luogo. Lavori che servirebbero a rendere il sito accessibile anche a scavi non ultimati, ma che sarebbero stati organizzati in maniera frettolosa e con mezzi pesanti che, in un contesto delicato come quello di Pompei, dovrebbero essere utilizzati con la massima cautela.

Riguardo l’accaduto, è ancora un mistero di chi sia la vera responsabilità. Secondo le parole di Biagio De Felice della Cgil, ai dipendenti è stato chiesto di mantenere il silenzio. Si pensa che i modi sbrigativi con cui si sta lavorando agli scavi siano dovuti alla necessità di mettere in piedi una passerella mediatica in vista dell’annunciata visita del premier Berlusconi. L’onorevole Luisa Bossa, deputato PD ed ex sindaco di Ercolano, chiederà un’interrogazione urgente al Ministro dei Beni e delle Attività culturali Bondi per avere informazioni più chiare sull’incidente.

La modalità di gestione del sito rientra nella politica della “valorizzazione fatta di eventi”, affidata sempre più spesso alla Protezione civile, a cui, attraverso vari commissariamenti, sono stati dati in gestione i maggiori luoghi d’interesse artistico del nostro Paese. Tra questi, oltre alla zona di Napoli, figurano gli Uffizi di Firenze e la Pinacoteca di Brera. Così facendo, si estromettono le vere professionalità in materia. Pompei vede le sue rovine andare in polvere ogni giorno, e rischia di scomparire in trent’anni. Questo perché non ci sono, lì come altrove, delle strutture per la conservazione e la tutela del patrimonio adeguate e durevoli. E l’incidente di qualche giorno fa ne è solo l’ultima conferma.

Impara l’arte

La più famosa mutilazione della storia dell’arte, quella dell’orecchio di Vincent Van Gogh, è un’incognita che oggi ha trovato una nuova spiegazione . Il vero motivo sarebbe stato l’annunciato matrimonio del fratello Theo, che avrebbe scosso la sua persona già fortemente disturbata, per la paura di perderne l’appoggio finanziario e psicologico. La scoperta è di Martin Bailey, autore del volume “Van Gogh and Britain, Letters From Provence”, e curatore di due mostre sul pittore olandese, pubblicata nel numero di gennaio di The Art Newspaper, e ripresa dal Sunday Times. Lo studioso è arrivato a questa conclusione analizzando una lettera inviata da Theo da Parigi, nel 1888, in cui parla a Vincent delle sue intenzioni di sposarsi. Questa è messa a confronto, in modo particolare, con Drawing Board with Onions, dipinto portato a termine nel gennaio del 1889 (un mese dopo l’automutilazione).

1889 Still Life: Drawing Board, Pipe, Onions and Sealing-Wax

Sul tavolo si nota una lettera, che, analizzata da Bailey al microscopio, mostra il numero 67 inscritto in un cerchio, il contrassegno postale di Place des Abbesses, ufficio che si trovava non lontano da Monmartre, dove abitava Theo. Inoltre, c’è un’affrancatura con scritto “Capodanno”, tipica delle lettere, inviate nel mese di dicembre, durante la seconda metà del Diciannovesimo secolo . Questi elementi, secondo lo studioso, sarebbero stati dipinti deliberatamente dall’artista.

Si aggiunge a tutto ciò un’altra lettera, sempre di Theo, alla fidanzata Johanna Bonger, in seguito a una visita al fratello il giorno di Natale del 1888, subito dopo la scoperta della vicenda dell’orecchio. Egli scrive che Vincent non avrebbe approvato la loro unione, poiché il matrimonio “non è fondamentale nella vita”.

Si accantonerebbero, quindi, le ipotesi fino ad ora più quotate, cioè quelle legate alle violenti litigate con l’amico Gaugin, anche se molti sostengono che sia una storia inventata dallo stesso Gaugin.