Pensiero stupendo

Stamattina mi sono svegliata con un pensiero. Era un pensiero molto semplice, che si è tramutato ben presto in domanda. Partito da “ho bisogno di scrivere”, è diventato ben presto “come faccio a riprendere questa buona abitudine?”. Dopo aver passato in rassegna le più spietate tecniche di coercizione che avrei potuto rivolgermi contro, ho capito di dover iniziare da una cosa molto banale: limitare il consumo di blog. Come ho già ribadito, sono anch’io seguace del pensiero “i blog sono morti, lunga vita ai blog” e, nonostante tutto, continuo ad affidarmi al potere del rigor mortis, però averne addirittura due aveva iniziato a limitare decisamente la mia voglia di scriverci sopra (con il pensiero costante che, aggiornato uno, avrei dovuto sbrigarmi ad aggiornare anche l’altro). Il risultato è stato, per gli ultimi mesi, che non ho più considerato nessuno dei due.

Ecco quindi l’amara, ma speriamo profittevole, decisione. Chiudere l’amato compagno di merende pensiero viola e trasferirmi definitivamente qui. Portandomi dietro, oltre a tutti i miei amati castelli in aria e voli pindarici e vittorie di pirro e humor inglese, anche il titolo, al quale sono troppo affezionata per rinunciarci. Non più e non solo la medusa urticante che balla il cha cha cha, ma anche e soprattutto la sempreverde gamine impertinente.

Benvenuti, dunque, navigatori della rete, in questa nuova esperienza, che di sicuro non ve ne fregherà quasi nulla, ma a me sì. Io, da parte mia, cercherò di essere una brava padrona di casa. Voi fate i bravi e non sporcate.

Ho i miei dubbi

Domenica sono andata a manifestare. La goccia che ha fatto traboccare il vaso (nel senso, l’ultimo in ordine cronologico dei buoni motivi per andarci) è stata l’aver assistito, qualche sera fa, a una furiosa (?) discussione tra due ragazzi della mia età. Anzi, a essere precisi, tra un ragazzo e una ragazza. Era una discussione sull’attuale situazione politica italiana e le due posizioni erano radicalmente diverse. La cosa che mi ha fatto accapponare la pelle è stata il solito commento, fatto da lei, che da più parti viene usato come giustificazione a un certo tipo di comportamento, di qualcuno abbastanza in alto nella gerarchia di questo Paese. La ragazza in questione  ha detto che non le interessa quello che lui fa a casa sua, che è libero di portarsi chi vuole.

Questa cosa mi è rimasta sullo stomaco, non tanto perché fosse un’argomentazione nuova o particolarmente sconvolgente, quanto perché proveniva da una donna della mia età, giovane e che, se vogliamo proprio guardare il pelo nell’uovo, studia anche legge. Non una ex democristiana (come pure è la signora incredibile, molto più moderna di questa ragazza, che è la mia nonna), o un vecchio bavoso o un adolescente in piena crisi ormonale.
Sono andata a manifestare soprattutto contro questo tipo di mentalità, cieca, sorda e pericolosa.

Però, purtroppo, una volta in piazza, ho constatato con amarezza la vecchiaia (vecchiezza?) dell’evento. Sia per quanto riguarda l’età media dei partecipanti, sia (e forse proprio come conseguenza di questo) per l’uso di simboli, slogan e modalità di un mondo che non c’è più. Qualcuno urlava dagli altoparlanti “le donne in testa, gli uomini dietro”e io ho pensato che davvero non ci si riesce a schiodare da modelli sessantottini ormai superati. Se continuiamo con questa divisione netta, dove la troviamo la forza reale per controbattere con alternative concrete a chi pensa che “quello che lui fa a casa sua, non sono affari miei”? Perché alzare altre barriere dove già ce ne sono infinite?

Vanno bene i cortei, sì, ma ci vuole più coraggio, più creatività, meno slogan e più soluzioni. Altrimenti è la volta che davvero questo Paese si troverà senza giovani, tutti costretti a emigrare.

Se non ora, quando? Prima, mi ha detto qualcuno. E io condivido.

Il sole a settembre

A settembre scatta la voglia di acquisti compulsivi. Di solito è il momento in cui il mio palato si affina e compro le cose migliori. Grazie a dio l’estate è finita, e posso mettere via collane, bracciali, gonnelline svolazzanti che, l’anno prossimo, vedrò nell’armadio e mi chiederò cosa avevo in testa quando le prese.

La mezza follia che farò quest’ autunno sarà la seguente:

Uno (o tutti e tre?) smalto dell’edizione limitata Les Khakis di Chanel, creati per la Vogue Fashion’s Night Out di Milano, il 9 settembre, e disponibili nei negozi a partire da ottobre.

La stagione è iniziata, la carta di credito inizia a tremare.