Pendolo

Sabato mattina la rabbia mi ha riempito gli occhi di lacrime, e allora in treno mi sono infilata gli occhiali da sole anche se il cielo era coperto. Poco prima di partire mi ero sentita alzare la voce al telefono come era da tanto che non facevo. Poi ho risposto a un messaggio che chiedeva come stavo dicendo che avrei voluto passare tutto il giorno nascosta sotto il letto.

Gli ormoni no, non sono stati quelli, il giorno esatto del mese in cui vedo rosso senza motivo è già passato da un po’, ho già fatto i miei calcoli. Ormai ho capito che funziono così, con precisione quasi scientifica: la settimana di stanchezza e fame atavica, la settimana di placidità ed energia mentale e fisica che paiono inesauribili, e il brusco termine di quella giornata, una sola, in cui una bolla di rabbia si gonfia ed esplode, e i suoi frammenti schizzano intorno dappertutto.

Ecco, sabato no, il momento non era quello, il nervoso era diverso, era spesso e reale, era un grumo, non era una bolla.

Quando ho imparato a non avere più paura della mia ombra e a non scappare più di fronte al mio riflesso, ho deciso che avrei il più possibile cercato di dare un nome alle cose, di rendermele chiare e trasparenti, di rifare tutta la strada a ritroso e capire quale fosse il vero punto di partenza.

E quindi.viola-del-pensiero

Sabato ero arrabbiata perché in questo periodo ci sono troppi treni, troppe direzioni da cambiare. Non ho mai avuto una immediata capacità di adattamento alle condizioni nuove, mi ci vuole un po’ a ricreare il mio ambiente, e forse sarà per quello che quando si è trattato di decidere tra la continuità e il cambiamento, ho quasi sempre scelto la prima. Mi ci vuole un po’, faccio i fiori ma solo dopo qualche anno, se mi sposti mi devi assicurare continuità nel clima, al massimo faccio qualche migrazione ma poi devi riportarmi al punto di partenza. In quella che è la mia casa mi sento al sicuro, riconosco il mio vaso e anche se è sbeccato e comprato all’Ikea a me piace stare lì.

Sarà per questo che l’altro giorno a Milano, quando mi hanno chiesto quale penso che sia un mio pregio, ho detto che le persone si fidano di me. Affidabile, ha precisato per me la selezionatrice, e io l’ho ripetuto ad alta voce, affidabile, sì, è una parola bella con un suono morbido e che evoca la stabilità, la sicurezza, i piedi piantati a terra, appunto, le radici ben affondate nel terreno.

Per questo ci sono troppi treni e per questo sabato mi sono arrabbiata. Perché vorrei essere qui e là e continuo ad andare avanti e indietro da qui a lì perché qui c’è quello che ho costruito negli ultimi anni, il mio vasetto e le mie radici, ma è lì che stanno sbocciando dei fiori nuovi e della mia energia c’è bisogno anche là.

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