Quello che internet mi ha dato

Forse non tutti sanno che sono stata senza computer per circa due settimane. In quei tredici giorni ho continuato a riflettere su cosa avrei scritto a riguardo, una volta che il poveretto sarebbe ritornato dall’assistenza, perché volevo capire quale fosse esattamente il mio livello di dipendenza da questo aggeggio.

Devo dire che è alto.

Inizio specificando che sono dotata ormai da qualche mese di uno smartphone e la verità è che il mio esperimento è stato per questo falsato, poiché senza la possibilità di connettermi con il telefono sono sicura che non avrei resistito: sarei probabilmente finita in un internet point una volta al giorno o a elemosinare qualche minuto al computer della mia coinquilina, almeno per controllare le email. E questo dice già parecchio.

In generale, sono diverse le cose che mi sono mancate, in quei giorni senza computer: mi è mancato non poter leggere comodamente gli articoli che mi interessavano nei vari siti e mi è mancato non poterli condividere e commentarli più di tanto. Ho ricevuto per un paio di volte delle email a cui avrei dovuto rispondere urgentemente ed è stata l’unica volta nella mia vita in cui ho pensato alla scomodità del fatto che, ormai, la maggior parte delle comunicazioni lavorative avviene tramite la rete. In quei due casi non avrei potuto ripiegare su una telefonata o un piccione viaggiatore e ho dovuto affidarmi al computer di un amico, altrimenti avrei perso l’occasione. Laddove di solito mi lamento se qualcuno non lavora con l’email, questa volta mi è successo l’esatto contrario. Altre difficoltà le ho avute quando sono dovuta andare a cercare un indirizzo che non conoscevo e capire come arrivarci in autobus (non so neanche dove ho messo la mia cartina di Bologna), quando ho pensato di controllare il meteo per decidere come vestirmi e ho dovuto aspettare che lo dicessero in radio, e nella ricerca delle offerte di lavoro (che ho dovuto del tutto sospendere).

Ma le cose che mi sono mancate di più in assoluto e che hanno reso le mie giornate più grigie sono state, nell’ordine: la mia musica, i miei film e la possibilità di scrivere. Certo, ho dato fondo ai brani che avevo nell’ipod e ai pochi dischi che ho in casa, ho come sempre ascoltato molto la radio e ho guardato alcuni dei film che ho in dvd, però non è stata la stessa cosa. Soprattutto per la mia voglia di scrivere, che da qualche anno a questa parte sfogo unicamente attraverso la tastiera, e che ho dovuto mettere da parte per questi lunghi giorni.

Ma è stata proprio la musica, la cosa alla quale ho pensato in continuazione. Mi sono resa conto che quando sono in casa è difficile che passi molto tempo in silenzio: almeno la radio deve essere accesa. L’immediato sollievo che ho provato copiando nuovamente i miei album nella libreria itunes è stata la cosa più evidente del momento in cui ho recuperato il computer.

Le cose che non mi sono mancate, invece, sono legate all’incapacità di concentrazione su un’unica attività che mi dà l’essere sempre connessa. Avere aperte sullo schermo almeno tre finestre del browser è ormai un’abitudine, e mentre sto leggendo qualcosa controllo chi c’è in chat, o se qualcuno ha commentato un link che ho pubblicato, e nel frattempo finisco di scrivere un pensiero nel blog. Quando mi perdo nelle pieghe della rete mi faccio catturare da un’infinità di stimoli, il che, come è ovvio, è una medaglia a due facce. Sono continuamente aggiornata riguardo gli argomenti che mi interessano, ma rischio di dedicare loro un approfondimento minimo. Ma di questo parlano in molti. Alla fine del mio periodo di astinenza forzata da internet, ho capito che neanch’io sono immune da questo rischio, e forse dovrei prendere delle precauzioni.

Come il miglior servizio di Studio Aperto sul caldo d’estate e il freddo d’inverno, a questo punto potrei ripetere i soliti consigli per evitare una degenerazione totale della mia dipendenza da internet: spegnere il computer almeno mezz’ora prima di andare a dormire e non accenderlo prima di un’ora da quando ci si sveglia, mentre si lavora al pc fare ogni tanto delle pause e guardare fuori dalla finestra, andare a fare delle lunghe passeggiate e incontrare gli amici dal vivo e non solo su facebook, etc. etc. Ma, a parte gli scherzi, dato che ormai non si può più tornare indietro e sarebbe impossibile immaginare un mondo non connesso alla rete (a meno di una catastrofe di qualche tipo, le cui conseguenze le avevo già ipotizzate qui ), l’unica parola d’ordine da tenere a mente è buonsenso. Anche se, purtroppo, spesso sembra un termine che in molti abbiamo dimenticato.