Confessioni

Ho appena finito di vedere l’ultima puntata di una serie italiana che negli ultimi tre anni ho seguito con affetto, talvolta vergognandomene un po’. Era da tanto che volevo scrivere qualcosa qui e questo mi sembrava lo spunto che stavo cercando da diversi giorni per parlare come al solito degli affari miei.

Prendo un bel respiro e lo scrivo: la serie in questione è Tutti pazzi per amore. Ecco, l’ho detto, con la stessa fatica con cui l’ho ammesso altre volte, convinta di trovarmi di fronte solo nasi storti e risatine. Invece, svariate di queste volte, ho trovato dall’altra parte altri affezionati come me e mi sono sentita un po’ meno scema.

Farò, a mia discolpa, un paio di critiche per nulla originali: è eccessiva e melensa e sfiora spesso e volentieri il ridicolo; fa tripli carpiati e capovolte per arrivare alle conclusioni a cui vuole arrivare; fa l’occhietto agli amanti del cinema, i quali, se proprio non riescono a capire citazioni fin troppo ovvie e sbattute loro palesemente in faccia, vedranno subito arrivare lo spiegone (nel senso che c’è sempre un personaggio che a un certo punto dice: “ehi! ma tu stai facendo proprio come l’attore X nel film Y!”); è  sicuramente avanti mille anni luce da altre soap nostrane per certi temi spinosi che affronta (uno su tutti: l’HIV), ma poi non ha il coraggio di arrivare fino in fondo a queste problematiche (nel caso citato, la malattia viene menzionata all’inizio ma poi, per metà delle puntate, è come se il ragazzo non fosse più sieropositivo); certi personaggi sono delle macchiette fin troppo fastidiose; a Roma si gira in macchina tranquillamente e c’è sempre parcheggio e sì, Ricky Memphis sembrava per un secondo essere diventato il nuovo oggetto del desiderio, ma purtroppo non ce l’ha fatta neanche stavolta.

Ma allora, mi sono chiesta, perché sono caduta anch’io nel tranello? Cos’è che mi ha tenuta legata a questi personaggi non troppo convincenti e a questa storia così così? L’ho capito oggi e scriverlo mi dà vagamente i brividi: quello che mi ha fatto brillare gli occhi mentre macinavo famelicamente puntata dopo puntata è la visione di questa famiglia allargata che hanno costruito dentro la serie, in cui tutti portano qualcuno, c’è sempre una sedia da aggiungere ma non si sta mai stretti. Amiche, vecchie zie, fidanzati dei fratelli, figli di altri parcheggiati lì per giorni, neonati e colleghi di lavoro sono tutti accolti e protetti. Lo confesso, a un certo punto ho pensato che avrei cenato volentieri anch’io con quelle persone, che avrei voluto quella rete solida sotto di me e tutte quelle persone intorno. Sono diventata anch’io melensa e mi sono commossa. Considerando poi il Natale bizzarro che ho passato, ho pensato che mi manca un po’ il fare gruppo, o che forse per me non è mai stato veramente così e che mi piacerebbe crearmi attorno una situazione simile a quella. Ecco qua, il mio buon proposito, ma generale, non solo per quest’anno.

Auguri!