Thank you for smoking

Allora, dicevo, ho smesso di fumare.

A dire il vero, non è il primo tentativo che faccio: l’altro è stato nell’estate del 2008 ed è in tutto durato poco meno di tre mesi. Credo che anche allora fosse iniziato come adesso: a un certo punto, dall’oggi al domani, mi è semplicemente passata la voglia. 

Ieri ho superato il mese senza sigarette, quindi mi accendo una candelina e mi faccio gli auguri.

La mia storia con le sigarette è iniziata molto presto, più o meno a 15 anni. La prima l’ho provata a un Capodanno a casa di un’amica, da sole sul balcone, di nascosto dagli altri invitati alla festa. Poi, per qualche tempo, io, lei e un’altra abbiamo sminuito il nostro fumare nascoste nei parcheggi col fatto che compravamo le Camel extra slim, che tanto non ci facevano di certo male come le altre.

A un certo punto è diventato di moda e siamo tutte passate alle Marlboro Light, che ancora costavano meno di tre euro (ma erano sempre le più care) e ne accendevamo un paio ogni sabato sera, mentre chiacchieravamo sedute ai tavoli del locale dove si riuniva la gioventù del mio paese. Una sera è entrato persino mio padre con un suo amico mentre ne stavo fumando una, che è istantanemanete finita sotto la sedia.

A un certo punto mia mamma ne ha trovato un pacchetto in borsa e quando me l’ha detto lo ha fatto in un modo tipicamente suo: “sono pure le stesse che fumo io!”, non riuscendo nemmeno a sgridarmi.

Le sigarette, poi, negli ultimi anni di liceo, sono diventate il collante tra noi compagni di classe durante la ricreazione. Il nostro professore di biologia ci inseguiva per il cortile per intimarci di spegnerle, ma io, non so come ho fatto, non mi sono mai fatta scoprire.

La mattina prima della terza prova della maturità ho ricevuto una telefonata in cui candidamente mi si diceva: “sta arrivando tuo papà a portarti la colazione. Ah, gli ho detto che fumi”: mia mamma, anche qui. Non mi sono mai arrabbiata così tanto.

Arrivata all’università ho toccato i picchi più alti della dipendenza: la maggior parte delle persone che frequentavo ne abusava: le mie amiche in appartamento, i compagni di corso, i fidanzati. Ho sostituito le Marlboro con le Camel Azzurre e poi con le Winston Blu, che sono state con me fino a un mese fa.

Adesso le ho lasciate di nuovo, senza sbattermi dietro la porta né piangere o urlare: è stata una separazione consensuale e abbastanza indolore. Ho sentito la loro mancanza solo in un paio di momenti di pesante nervosismo. Lì le avrei volute con me di nuovo, perché da qualche parte nel cervello mi si è annidato un pensiero di nicotina che è convinto che grazie a loro troverei di nuovo la calma. Per ora le ho dimenticate bevendo tisane e pulendo ossessivamente casa e cucinando muffin a tutti i gusti. Smettere di fumare non mi ha ancora fatto ingrassare, piuttosto mi ha fatto diventare una casalinga.

 

 

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