I went to London and all you got is this lousy post

La paura di volare è iniziata esattamente ad agosto 2008, durante un viaggio di neanche un’ora di ritorno dalla Francia.

A settembre di quest’anno, tornando da Bruxelles mentre il sole sorgeva, mi sono resa conto che finalmente era finita. Ci ho messo tre anni a farmela passare e ho fatto tutto da sola, senza terapie né consumo di alcolici a bordo.

Non è di questo che volevo parlare in questo post, ma se non altro posso affermare con fierezza che dalle paure si esce soltanto passandoci prepotentemente in mezzo e facendosi anche un po’ di violenza. Nel mio caso, imponendomi di continuare a viaggiare in aereo, anche se ogni volta col cuore in gola.

Volevo invece parlare di Londra, che è stata buona con me e mi ha fatto trovare persino una domenica di sole.

Volevo parlare della casetta dei miei amici, per arrivare alla quale bisogna scendere alla fermata Abbey Road, e potete solo immaginare l’emozione.

E poi volevo parlare della gioia nell’incontrare gli altri due e di vederne l’infinita dolcezza e sentirmi, finalmente, partecipe della loro felicità.

E poi anche della mia guida d’eccezione  che mi ha portata in un quartiere bellissimo, anche se non era esattamente l’avanguardia della coolness (cit.).

E l’aperitivo da Google, che mi è sembrata una specie di grande mamma che non fa altro che darti da mangiare e offrirti da bere.

E poi lo spettacolo su Caravaggio, che mi ha fatto ricordare cose che avevo dimenticato di amare: la danza e, appunto, il Caravaggio, che mi aveva appassionata terribilmente e che poi, come tante altre cose, era stato riposto con cura nel cassetto dove tengo la mia adolescenza.

E poi la cattedrale di St Paul che fa subito Mary Poppins e le tende dell’occupazione rimaste davanti al piazzale. E il festival della New Age al quale sono stata convinta ad andare perché ci sono le creme e i prodotti per il corpo e in realtà c’erano quelli che ti fotografavano l’aura e gli Hare Krishna da cui si mangiavano dolcetti fritti e le letture dell’iride e dei polpastrelli, i massaggi cinesi e la più prosaica dimostrazione dell’uso di un frullatore che sembrava uscito dagli anni Ottanta.

E poi il lunedì mattina che ho passato a fare una delle cose che amo di più in assoluto, cioè girare da sola nei musei. E allora ho rivisto la National Gallery, ma soprattutto ho scoperto e adorato la National Portrait, dove ho visto questa mostra bellissima e non solo, anche John Cleese a testa in giù come un pipistrello e il faccione di Paul Mc Cartney  dipinto a olio  e i Blur a cartoni animati e tante altre cose.

Poi ci sarebbero anche la collanina con la rondine e la gabbietta, la rondine che è poi ricomparsa all’interno di un cappotto, il complimento più 2.0 che mi sia mai stato fatto (saresti un profilo twitter molto interessante), il primo brunch fatto in casa, la metro piena di facce buffe da guardare.

Alla fine, come in ogni viaggio che si rispetti, ho dovuto lasciarmi qualcosa da fare per la prossima volta: credeteci o no, quella strada, nonostante tutto, non l’ho ancora attraversata.

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5 pensieri su “I went to London and all you got is this lousy post

  1. How much time did it take u to create “I went to London and all you got is this lousy post | Del pensiero Viola”?
    It includes a lot of decent details. With thanks ,Silvia

    • Hello Silvia, and thank you for your comment. I wrote this article when I came back from four days in London with my friends, and those were just the things I did when I was there… so, basically, It took me less than a day to write it down 🙂

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