Del perché ho deciso di fidarmi solo della mia estetista

Il motivo è molto più complesso di quello che potreste credere.

Ultimamente ho ceduto anch’io (e trascinato nel baratro con me anche molti altri) alle tentazioni di questi siti, che ormai si moltiplicano come funghi, in cui si possono acquistare, a prezzi scontatissimi, dei coupon da utilizzare in bar, ristoranti, parrucchieri, centri estetici e chi più ne ha più ne metta.  Le offerte comprendono trattamenti, cene, taglio e piega, ingressi alle terme, weekend fuori porta, camice da uomo, abiti da sposa… di tutto.

È divertente, non c’è che dire. E conviene, questo è sicuro. Però, nel mio caso, non ho avuto molta fortuna. Non tanto per alcune fregature, inevitabili quando si acquista a caso e in modo compulsivo (per esempio pizze schifose o posti non proprio raccomandabili per mangiare), quanto per degli incontri con dei matti incredibili che mi sono toccati le uniche due volte in cui ho acquistato dei voucher, diciamo così, più frivoli. Nella fattispecie, una seduta dal parrucchiere e una dall’estetista.

Nel primo caso, l’incontro insensato è stato con una cliente del salone. Io sono già lì, col mio colore in posa, quando all’improvviso entra a grandi falcate questa super topa (da ora in poi ST) alta due metri e conciata alla classica maniera “faccio finta di aver preso la prima cosa che sbucava dall’armadio, ma in realtà ci ho pensato due giorni prima di uscire di casa”. Nel negozio siamo io, lei e la parrucchiera, che evidentemente la conosce da molto, perché ST praticamente non saluta ed esordisce con un lapidario “l’ho lasciato”. La confidenza tra le due dura cinque minuti, il tempo in cui la parrucchiera la fa accomodare al lavateste e lì ST mi incendia con lo sguardo e mi si rivolge già scusandosi: “mi dispiace, ma quando io parto…”. A quel punto, effettivamente, parte. E inizia a lamentarsi del suo, dal giorno prima, ex fidanzato, che, ormai da sei mesi, “non mi tocca più, non mi fa più regalini, sorprese” e “quando ci mettiamo a letto vuole solo guardare il TELEVISORE”. Poi, agguantandomi un braccio per farmi capire la tragedia, precisa “ho ventidue anni io, e lui ventisei!”. Io, in risposta, faccio sì con la testa e le dico che ha fatto benissimo a lasciarlo. Lei prosegue, dicendo che si è pure ammalata, che non mangia più, che ha la tachicardia… finché il mistero mi è svelato: si rivolge alla parrucchiera e sbraita: “pensa che anche S.V. in trasmissione domenica ha dovuto dire in diretta che stavo male!”. Allora ho capito di essere finita dal parrucchiere delle dive. Che la cretina noiosa che ho di fianco è una specie di valletta di un noto programma televisivo.

Ma le sorpese non finiscono qui. Quando si alza per andare a farsi mettere in bigodini, fa un gesto plateale per dimostrare quanto effettivamente sia dimagrita per il dolore che questa storia le ha causato: si tira giù i pantaloni. In mezzo al negozio, al piano terra, con tutte le vetrate sulla strada. Io, a quel punto, benedico i miei genitori che hanno permesso al mio cervello di svilupparsi.

E lei era solo la prima.

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