Problemi tecnici

Non ho mai capito come mai, passata l'età della scuola dell'obbligo, nessuno si compra più quella meraviglia della medicina che è il Vicks vaporub. Recentemente, qualcuno mi ha detto che ha sentito dire che è stato messo al bando perché contiene degli ingredienti nocivi. In effetti, non sono mai entrata in una farmacia per chiedere se è ancora in commercio, quindi non so che fine abbia fatto.
Se quello originale è dato per scomparso, in compenso, se volete ricreare la stessa sensazione che vi dava quando avevate il raffreddore da bambini, in erboristeria troverete un prodotto analogo, che pare abbia gli stessi effetti. Ed è forse anche più magico.
No, non sono diventata rappresentante farmaceutica. Ma l'altro giorno, appena uscita da una settimana di influenza, sono andata in un'erboristeria per comprarmi un qualche integratore per tirare su le mie indebolite difese immunitarie. E la simpatica proprietaria del negozio, che già altre volte mi aveva dato l'impressione di essere leggermente squilibrata, mi propone, ça va sans dire, una versione bio del caro e vecchio Vicks. Spiegandomi, tutta contenta, con l'occhio impallato della follia, che "è un prodotto incredibile perché puoi spalmarlo anche sull'incavo del piede e dà un sollievo immediato alle vie respiratorie!". Sì, avete letto bene.
Ma questa non è la sola conversazione di tipo assurdo che ho avuto lo scorso weekend. La seconda è avvenuta per telefono, con un tecnico di un negozio di elettronica.
Cerco di spiegarvi brevemente il problema, a causa del quale ho fatto questa telefonata, che ha la mia stampante: ogni volta che mando in stampa qualcosa, il foglio scende tutto storto e si accartoccia dentro i rulli. Il consiglio che mi è stato dato è il seguente:
"capovolgila, e vedi se dentro c'è una matita". Non sono riuscita a dire niente per buoni trenta secondi, perché tutto quello che avevo in mente era "e chi ce l'ha messa lì?", "è come la sorpresa dell'uovo di Pasqua?", oppure forse come certe ciambelle non riescono col buco, certe stampanti riescono con il lapis?
Alla fine, non ho comprato il gel da piedi e, ribaltando la mia stampante, non ho trovato nessuna matita.
Ma forse non ho, semplicemente, abbastanza immaginazione.

Ch-ch-changes

Quando io facevo le scuole medie, per me andare in gita scolastica significava provare l'ebbrezza di ascoltare la musica dal lettore cd.
Una delle invenzioni tecnologiche, che arrivò in quegli anni e che segnava il confine tra un oggetto nuovo e moderno e una vecchia carcassa, era l'antishock. Se l'avevi, non solo voleva dire che il tuo lettore era nuovo di pacca, ma anche che potevi tranquillamente superare i tornanti e le frenate brusche senza che la musica che stavi ascoltando s'interrompesse all'improvviso. I primi modelli avevano un pulsantino on/off, per cui eri libero di decidere se goderti questa possibilità oppure soffrire come chi ne era sprovvisto.
Ecco, io a volte vorrei avere il pusante dell'antishock. Così, quando la strada curva pericolosamente, oppure mi tocca frenare all'improvviso, non salta tutto per aria e la musica continua ad andare, senza interruzioni.

Andare fuori tema

A volte, le letture fatte in seduta dall’estetista possono essere davvero illuminanti.

Se vi dico “parco a tema”, cosa vi viene in mente? Disneyland, immagino, oppure i nostrani Mirabilandia o Gardaland, o L’Italia in miniatura.

Qualcuno penserà a Neverland, creazione (un po’ da brivido) del fu Michael Jackson.

Io ho scoperto che esiste ben di peggio. Leggendo questo.

Ci sono nel mondo ben due parchi a tema dedicati alla storia dell’Antico e del Nuovo Testamento. E sono The Holy Land Experience, a Orlando, in FLorida (dove si trova, tra l’altro, anche Disneyworld), e Tierra Santa, a Buenos Aires. Questi posti sono il trionfo del kitch della peggior specie. Ad ogni ora si alternano spettacoli sul mito della Creazione, e sono a tema persino i ristoranti.

Il Cristo meccanico che accoglie i visitatori di "Tierra Santa"

Poi c’è Dollywood, in Tennessee, dedicato interamente a Dolly Parton, la cantante country più pettoruta della storia.

Esiste anche un Dwarf Empire Amusement Park, situato nella regione del Kunming, in Cina, in cui tutto lo staff è composto, appunto, da nani. Una vera e propria città, in cui tutto è in miniatura.

Uno spettacolo al Dwarf Empire

Sull’isola di Jeju, nella Corea del Sud, c’è invece un Love Land, interamente dedicato all’amore e al sesso, dove si possono ammirare 140 sculture che rappresentano rapporti sessuali e masturbazione, proiettano film, si assiste a spettacoli dal vivo.

Concludo con il più terribile tra tutti i parchi tematici di cui non conoscevo l’esistenza: Išgyvenimo Drama, che si trova dalle parti di Vilnius, in Lituania, conosciuto anche come il “bunker sovietico”. Qui i visitatori, per soli cinquanta dollari, possono vivere in due ore e mezza l’esperienza di vita nella Russia sovietica: indossano maschere antigas, si fanno interrogare e si sottopongono a test medici come fossero in un campo di concentramento, imparano l’inno nazionale sotto costrizione.

Pensavate che dei poveretti vestiti tutto il giorno con dei costumi di gommapiuma e pelo fossero raccapriccianti, vero?

Il tempo delle mele

Sto accompagnando, non proprio volontariamente, due traslochi complementari. Uno, a dire il vero, era già terminato quando sono arrivata io. Mi sento ancora un po' in prestito, lì, e anche un po' stretta. Se voglio fare una telefonata, o mi chiudo in bagno, oppure congelo in terrazza. Di studiare, poi, non ne parliamo. E la stanza in realtà è una piccionaia aperta sul piano di sotto. Mi abituerò.
Il secondo è ancora nel suo svolgersi. Appena metto piede in casa, prima ancora di chiedermi come va, mi sento dare delle istruzioni con le cose da sistemare, o da buttare. E questo mi fa reagire subito col rifiuto di dare una mano. Poi, però, sospiro e mi ripeto il solito mantra: "sei tu che ti devi adattare a quello che è lui, non il contrario" e inizio a collaborare.
E allora è successo che mi sono infilata nel vortice dei miei giocattoli. Sul subito, presa dal desiderio di non perdere tempo e anche da quello di fare spazio (perché gli accumuli di oggetti diventano anche accumuli di energie negative, secondo una mia personale teoria), avevo dato l'ok per regalarli tutti.
Poi ho cambiato idea e sabato pomeriggio ci ho messo le mani. Alla fine sono di più quelli che terrò rispetto a quelli che darò via. Non ci ho potuto fare niente, dalle ceste sono sbucati fuori i ricordi e tutto il mio cinismo iniziale ("ma quante cose inutili avevo?") ha lasciato il posto a un bel po' di romanticismo.
La cosa che più mi ha impressionato è stata che mi sono resa conto che, quando frugo negli oggetti che mi hanno accompagnata in un passato più recente, ho spesso immagini di me che soffro per qualcosa e ricordi che mi sono rimasti più impressi sono i momenti dolorosi. Mentre l'altro giorno, ritrovando dei giocattoli che non sapevo di avere ancora, percepivo solo la gioia dei momenti in cui quelle cose impolverate avevano un loro senso.
Bella scoperta, direte voi. Beata innocenza.
Forse, a pochi giorni da un compleanno che mi sembra un nuovo giro di boa della mia vita, sto scoprendo un animo da vecchia nostalgica? Inizierò a fare discorsi del tipo "io alla tua età" oppure "vorrei tornare bambina"?
Adesso, scusate, vado a preparare il té per i miei pupazzi.