Perché è meglio non mangiare troppe merendine

Io sono un po’ preoccupata.

Sono preoccupata per le persone che, diciamo politicamente, la pensano come me. Cioè quelli che sanno perfettamente di avere idee di sinistra e per i quali Berlusconi, la Lega e quello che ci va dietro sono esattamente al polo opposto di tutto ciò in cui credono e che portano avanti giorno per giorno.

Ora. Con un PD non pervenuto, un Bersani poco credibile, un’Italia dei Valori che per un secondo aveva dato fiducia e che adesso è tornata ad essere un grosso punto interrogativo, mi sono improvvisamente resa conto di una cosa. Che la donna e l’uomo di sinistra italiani, ormai, hanno fatto pace con se stessi e si sono tranquillizzati, avendo finalmente trovato dei nuovi padri e leader, da orfani quali probabilmente si sentivano. Ma li hanno trovati nei posti sbagliati, ovvero tra le righe di un giornale (Travaglio), di un libro e poi sul piccolo schermo (Saviano), in qualche programma di satira (Sabina Guzzanti, Beppe Grillo, Daniele Luttazzi, Ascanio Celestini), a conduzione di un programma televisivo (Dandini, Santoro, o l’ultimo Mentana col nuovo Tg de La Sette).

Non troppi anni fa, nelle serate di un appartamento di sole donne che abbaiavano e ringhivano contro chiunque ammettesse di aver votato per il PDL, ci sentivamo veramente fighe a proclamare tutti loro, o quasi, come i nostri nuovi rappresentanti. Ed eravamo appagate così: andavamo a votare l’unico partito che sembrava potesse darci fiducia, ma, in fondo, perché ci piaceva quello che dicevano loro, che sapevamo avrebbero votato come noi. Ogni volta che uno scrittore, un comico o un attore si erge su un palco e dice qualcosa contro Berlusconi, gli si chiede subito se fonderà un partito. Ormai, politicamente, a sinistra siamo alla frutta e andiamo alla disperata ricerca di qualcuno nelle cui mani mettere il nostro destino. Perché si fa così, negli Stati grandi e popolosi, dove non ci si può più riunire tutti in assemblea a discutere: ci si fa rappresentare. Solo che se, sì, noi intellettuali col dolcevita nero amiamo chiacchierare la sera, con un bicchiere di rosso in mano, dell’ultimo articolo comparso su “Il Fatto Quotidiano”, o di certo siamo tutti andati a vedere “Draquila” al cinema, questo non basta. Perché è necessario che nelle istituzioni ci sia qualcuno, che sappia fare il suo mestiere perché l’ha studiato e praticato onestamente, che si faccia portavoce, garante ed esecutore dei bisogni nostri e di quello che dicono gli attori e i giornalisti. Che fanno un altro lavoro, non fanno i politici. E invece, in questo Paese, a mettersi contro il ministro dell’Interno sul tema della mafia è stato uno scrittore.

La morale della favola è: stiamo attenti a non farci appannare la vista da queste iniezioni di zuccheri che salgono al cervello e migliorano momentaneamente l’umore, perché passano subito e servono a poco.

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