La sottile arte della discriminazione

Certe cose mi fanno letteralmente vedere rosso.
Una di queste è sentire che si dà del tu a chi non è bianco di pelle. Anche alle persone anziane, anche da parte di chi lavora in uffici o luoghi aperti al pubblico dove la regola è dare del lei a tutti.
A tutti, tranne a chi è un po' troppo scuro, a chi magari ha un italiano un po' stentato, che fa fatica a capire e ha bisogno che gli si parli lentamente, se ha bisogno di un'informazione.
La sento troppo spesso, questa cosa, e mi fa veramente incazzare. Ma incazzare a tal punto che mi metterei a urlare per strada, quando succede.
Ho sempre pensato che uno dei primi segni di civilità per un popolo è abituarsi a parlare in maniera corretta. Ma non intendo solo, per esempio, usando i verbi giusti, "corretta" anche nel senso di non discriminatoria, giusta, equa. Ci si deve rendere conto che le parole hanno il loro peso, non si possono buttare a caso, in un discorso, credendo che non abbiano delle conseguenze.
La lingua è la prima barriera da superare, anche attraverso queste attenzioni grammaticali, che sembrano banali e insignificanti, ma a quanto pare vanno insegnate, se non, addirittura, imposte.

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10 pensieri su “La sottile arte della discriminazione

  1. Sono solo slogginata. Ma f
    Ho capito perfettamente di cosa parli perche' purtroppo mi capita spesso di assistere alla scena.
    Quel "tu" dato come se l'interlocutore fosse un idiota che non capisce nulla… Oooh se mi da fastidio.

    Un saluto, una tua lettrice, anche se non troppo presente ultimamente.

  2. @Francyna: allora ogni tanto passi ancora di qua 🙂 Ben ritrovata!
    @Alohomora: Mi sembra una prospettiva troppo fiduciosa. E io, purtroppo, non mi fido molto, in generale, della gente.
    E comunque dare del lei a una persona adulta, anziana, per me è sempre una forma di rispetto.

  3. purtroppo son romana e lavoro con il pubblico … un pubblico che purtroppo rivedo spesso …
    posso dirti come mi comporto io, ma so che potrebbe non esser giusto,
    sicuramente se vedo chi se la tira, do sempre del lei .. anche se poi cercano di avvicinarsi diversamente … rimango con il lei forever ..
    se ho a che fare con persone che tendono ad essere diffidenti, impaurite, cerco di metterle a loro agio, ed allora scappa il tu … ed anche un'impostazione fisica meno formale …
    la stessa cosa a volte con chi non conosce bene la nostra lingua … spesso, ma non è la regola, se comunichi con minor distacco sono più bendisposti … ti danno ascolto ..
    allo stesso tempo ti informo pure che se mi danno del tu a lavoro senza aver avuto un precontatto con la sottoscritta mi rode alquanto … quindi quale sia la via di mezzo non lo so … certo la stessa cosa accade se vado al mercatino ad esempio … un non italiano potrebbe darmi del tu, ed io del lei, ma l'altro insiste a darmi del tu … accade spesso … ma siamo a roma … dove molte cose son particolari
    non credo ci sia una regola fissa … magari … i rapporti sarebbero più semplici …

  4. Non metto in dubbio che ci siano delle persone benintenzionate che danno del tu per mettere l'altro a proprio agio, ma la sensazione generale che ho è proprio che si tratti (spesso, eh, non sempre) di un modo molto sottile per mettere la persona in questione su un altro piano. Inferiore, naturalmente.

  5. Premesso che molti sono forti con i deboli e deboli con i forti, sono d'accordo con "Primaopoi", e credo che non sia questione di "lei" o "tu" o "voi" ma di come lo si dice e della disponibilità che si mostra. A quel punto o tu o lei è la stessa cosa. Le parole sono importanti, il nostro atteggiamento ancora di più.
    Ciao e buona serata.

  6. Questo è sicuro, che l'atteggiamento conta come le parole.
    Però, poiché non credo che questo Paese sia definibile "accogliente" (fatte le debite eccezioni), penso che anche un tu o un lei facciano la differenza.
    Forse non esattamente per la persona a cui ci si rivolge (che magari non sente, almeno all'inizio, la differenza), quanto per tutti gli altri, che sentono che a un uomo di sessantanni ci si rivolge come a un bambino di cinque, ed è una cosa che si nota, in mezzo a decine di persone che aspettano l'autobus.
    Prendendo a esempio un caso degli ultimi a cui ho assistito.

  7. Non saprei, ci dovrei pensare…
    ti spiego, succede anche qui, all'estremo nord-est dove ci sono molte presenze, appunto che provengono dall'est europeo.
    anche loro danno del tu… praticamente sempre. ho sempre visto dare del tu (non direi in termini di inferiorità) ma forse per non complicare ulteriormente una frase italiana già difficile da comprendere. (Lei chi???)

    scherzi a parte, capisco il tuo ragionamento, il rispetto non ha alcun
    colore e provenienza. sarebbe davvero orribile.
    comunque, guarderò meglio, ascolterò meglio…

    un bacio, sai? 🙂

  8. Viola, un bacio a te 🙂
    I tuoi passaggi sono sempre delicati e preziosi.
    Ho scritto questo post sull'onda dello sdegno, ma mi fa piacere ragionare su quello che mi state scrivendo. Magari mi sbaglio io, chissà. Il clima di intolleranza e paura della diversità che respiro praticamente ogni giorno mi sta avvelenando…

  9. capisco cosa vuoi dire, ma molto spesso il tu si usa semplicemente per semplificare: credi che una persona che non capisce bene l'italiano si trovi meglio di fronte a un "lei si dovrebbe recare allo sportello del mio collega…"  rispetto a un "vai là da quel signore là" ? 
    poi è chiaro che dipende tutto dal tono e dal modo di fare che una persona adotta.
    e poi è chiaro che l'80% della popolazione italiana non ha certo le buone intenzioni cui faccio riferimento, e quindi hai ragione tu 8 volte su 10.

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