False friends

L’altro giorno, mentre ero in coda alla cassa del supermercato, la mia attenzione è stata attratta da una confezione gigantesca di profilattici, sulla quale campeggiava questa scritta:

Preservativi a pianificazione familiare,

che mi ha fatto subito pensare a due alternative:

1-Il preservativo per tutta la famiglia, da zero a cento, dal nonno al nipotino;

2-Il preservativo sponsorizzato dal Vaticano, con una percentuale di rottura del 100%.

Nel dubbio, io non li comprerei.

Traduire

Esistono certe cose, certi oggetti, che mi danno uno strano senso di pace, e non capisco perché. Poi magari, in un pomeriggio incerto come questo, ci rifletto e arrivo a una qualche conclusione. Che risulta romantica, un po' retro, come la maggior parte dei sentimenti che mi legano alle cose materiali.
Per esempio, stamattina avevo in mano un vocabolario, dopo tanti mesi che non ne usavo uno.
Non rimpiango i tempi del liceo passate a sudarci sopra, nel tentativo di tirare fuori un senso compiuto dalle innumerevoli "versioni" che ho tradotto negli anni, però ai miei vocabolari sono sempre stata affezionata.
Il mio Castiglioni Mariotti, che giace inutilizzato da tempo nella libreria della mia camera in mezzo ai monti, mi ricorda sempre la mattina della seconda prova, gli Annales di Tacito, e quel momento epifanico in cui, cercando freneticamente un termine che non capivo, venne fuori una frase intera. E la mattina, e la maturità tutta, furono salve.
Ecco, i vocabolari, i dizionari, le enciclopedie, per me portano dentro di sè un'idea di salvezza, di soluzione dell'enigma, di comprensione. Per questo amo ancora tradurre, quelle poche volte che lo faccio, con qualcosa di stampato su carta. Perché la ricerca è molto più lenta di quella fatta con un qualsiasi programma su internet, perché ci vuole una certa dose di fatica, prima di capire. Perché non sempre nella vita, le soluzioni, le traduzioni, le comprensioni, sono a portata di mano, e ci vuole l'impegno e l'aiuto di qualcuno, per trovarle.

Sì, generalizzare

Girovagavo tra i profili di myspace (che è l'unico social network che mi è rimasto, e mi piace usarlo soprattutto come piattaforma di studi antropologici sul genere umano) e mi sono resa conto che ormai riesco a identificare le persone dalla foto del profilo. La cosa divertente di myspace è che (a differenza di facebook che, a livello di grafica, è standard per tutti gli utenti e, di conseguenza, molto più anonimo) è visivamente più immediato.
Insomma, per farla breve: se sei un coglione, su facebook hai la possibilità di mascherarti meglio (se non altro c'è da fare lo sforzo di leggere la sezione "interessi" prima di capire chi hai di fronte), su myspace non hai molte chance. Anche perché lì la gente dà veramente il peggio di sè, quando si parla di scegliere la foto con cui presentarsi al mondo. Per non parlare dei layout, ma questa è un'altra storia…
Chiariamo subito una cosa: ho capito che la metà degli uomini si iscrive a myspace per rimorchiare. Laddove "ci si fa" facebook per i motivi più disparati, myspace è il ritrovo degli allupati.
I più arrapati di tutti si immortalano mezzi nudi: è abbastanza comune che, entrando nel profilo di uno che si ritrae con i pettorali di fuori, si noteranno una serie di "amiche" con le tette di fuori, o ammiccanti descrizioni delle proprie doti.
Altri piacioni sono quelli che pubblicano primi piani con broncio sexy (eh sì, non ci sono solo le ragazzine che lo fanno).
Gli artisti con le loro chitarre, pianole, violini, viole, cuffie, macchine fotografiche, mixer, pennelli, penne e calamai, anche loro, in fondo in fondo, vogliono rimorchiare.
Come, del resto, i veri o presunti rapper con le dita della mano a formare vari segni di saluto, col cappuccio della felpa ben calato sugli occhi.
Poi ci sono quelli che si fotografano in penombra, di spalle, lontani un chilometro. Oppure usano il loro avatar di South Park, o dei Simpson. O fanno diventare la loro foto una specie di disegno a matita. O, ancora, pubblicano l'immagine di qualsiasi cosa, purchè non sia la loro faccia. Questi, beh, ecco, di solito sono quelli, diciamo… orginali, simpatici, particolari?