Qualcosa di cui parlare

Chi lo ha provato dice che è l’unico modo per recuperare chi ha sbagliato. Un esperimento che, in Italia, non si riesce a fare partire.

A Lugano, in Svizzera, a cinquanta metri dal penitenziario “La Stampa”, c’è Silva, uno chalet dove i detenuti, ogni due mesi, possono portare la moglie, la fidanzata o la famiglia intera. Un incontro di sei ore lontano dalle telecamere, dagli agenti e dai microfoni. È qualcosa di molto diverso dalle affollatissime sale comuni a cui siamo abituati quando sentiamo parlare di carceri italiane, nelle quali i detenuti incontrano i loro familiari in mezzo ad altre trenta, quaranta persone, sempre sotto il controllo degli agenti.

L’idea che sta alla base di questo esperimento è che la vita in carcere deve essere il più possibile simile a quella fuori, e che i detenuti devono essere agevolati a mantenere i contatti con le persone a loro più vicine.

Naturalmente, per accedere alla Silva deve essere mantenuta una buona condotta per almeno due anni, e non ci sono reati che ne pregiudichino l’utilizzo. L’unica cosa di cui si tiene conto è con chi si chiede di fare il colloquio: è chiaro che non sono accettati incontri con prostitute. Perché sì, alla Silva si va spesso per fare l’amore, o solo per stare abbracciati per qualche ora alla propria compagna, ma anche per pranzare con i figli. Nello chalet ci sono una camera con un letto matrimoniale, un bagno e una cucina.

Inoltre, nel carcere di Lugano esistono altre forme di incontri coi familiari: i colloqui “Pollicino”, con i figli minorenni dei detenuti, e la possibilità di affittare una stanza dentro l’istituto per organizzare un pranzo con la famiglia. Oltre alle videoconferenze per i detenuti stranieri e alla classica sala colloqui.

La Stampa ha 140 posti e oggi ne sono occupati 139 (situazione definita dalla direzione di sovraffollamento). Numeri che fanno ridere, a confrontarli con quelli delle carceri italiane. Da noi non esistono leggi che agevolino il contatto con le persone vicine ai detenuti e promuovano l’affettività. L’unico caso è quello del penitenziario di Sollicciano, quartiere di Firenze, dove è attivo da qualche anno il “Giardino degli incontri”, un edificio e un giardino costruiti all’interno del complesso, dove si organizzano anche mostre e dibattiti, e c’è anche un teatro. Ma il problema della sessualità non è stato ancora risolto: a Sollicciano tutti gli spazi sono aperti, non c’è privacy durante gli incontri. Anche quando la questione è stata sollevata a livello politico, l’obiezione è stata che le priorità sono ben altre, per quanto riguarda le carceri italiane.

Questo è sicuro, ma l’esempio di Lugano invita a riflettere sui metodi di riabilitazione nelle carceri: i detenuti non sono solo persone che devono scontare una pena, sono prima di tutto persone.

Qui l’intervista a Serafino Privitera, responsabile della formazione del personale nel carcere “La Stampa”.

Le regole dell’attrazione

Uno che proclama in mezzo a un gruppo di persone che conosce poco (anche con un po' di orgoglio, o così mi è sembrato):
Io non sono mai riuscito a finire un libro in vita mia. Avevo iniziato "Il Signore degli anelli", ma poi è uscito il film-,
può (e sottolineo può, perché in questo caso nemmeno quello) essere un fico pazzesco, ma per me ha il sex appeal di un torsolo di mela.

Un grissino, un grissino, il mio regno per un grissino

L'altro giorno, sul portone del mio palazzo, ho incrociato una coppia. Borsoni per terra, sguardo terrorizzato, lui, mani sul pancione e viso contratto in una piccola smorfia di dolore, lei. Stavano andando a fare nascere il loro bambino. Secondo me aspettavano un taxi, come succede nei film.
Ci siamo guardati negli occhi per un momento, io e lui, e sono stata presa da un impeto di tenerezza nel vedere tutta l'apprensione e l'ansia che gli scrivevano in faccia a caratteri cubitali: "Aiuto. Abbiamo fatto tutti i corsi preparto, ci siamo preparati per nove mesi, due settimane fa il medico ci ha detto che era arrivato il momento, ma adesso non mi ricordo più niente! Cosa devo fare??".
L'ho già detto, che in questo periodo sono facilmente emozionabile.
Si può guarire?
(Lo dico col sorriso, eh).

Chi ha paura dell’autoerotismo?

Scene da un appartamento, domenica mattina.
L'una, in partenza per tre mesi per lavoro, dice di aver ricevuto in regalo da un'amica un vibratore. L'altra fa due occhi così. Entrambe ridono, sconvolte, commentando la tristezza del gesto. Io, zitta, sorrido di sbieco.
Riporto qualche frase che mi ha fatto rizzare i capelli:
-Ma per tre mesi una si può anche trattenere!
-Avrei preferito che ti avesse detto "mi auguro che ti trovi qualcuno da scoparti"!
-Il mio fidanzato ha detto: "ma che schifo. Tu quella cosa non la usi. Mettila subito in cantina!"
-La gente è fuori di testa!
-Io se non riesco a trattenermi, piuttosto vado uno di cui non me ne frega niente…

Non è la prima volta, purtroppo, che mi ritrovo di fronte a una visione così retrograda. Una specie di corollario dell'ancora esistente disparità tra i sessi (e vi/mi risparmio il classico: se l'uomo ha molte partner sessuali è un playboy, se invece li ha la donna… perché mi stanco solo a scriverlo). Disparità, in questo caso, di cui si fanno portatrici prima di tutto le donne stesse, che, in molti casi (non tutti, per fortuna) vivono l'autoerotismo come una cosa: non necessaria (se sei eccitata, ti devi trovare un altro da te per fare sesso), peccaminosa nel senso più negativo del termine (retaggio cattolico? Ho la brutta sensazione che sia così), e, soprattutto, alternativa al sesso, quando in realtà è sesso essa stessa, un suo complemento, e, se vogliamo essere precisi, ne è il punto di partenza.
Io sono dell'idea, in questo campo come in tutti gli aspetti della vita, che se non conosci te stesso non puoi interagire in maniera sana con gli altri. Ognuno è la misura, il metro di giudizio, la cartina tornasole delle cose che succedono. Se io non so cosa mi fa stare bene e cosa mi fa stare male, come posso affrontare quello che ho intorno? Come posso provare piacere con qualcuno, se non so darmelo da sola/o?
Già le donne sono un meccanismo difficile da disinnescare (Californication docet), in molte arrivano all'orgasmo dopo anni e anni di pratica e fatica, e non c'è un bottone da premere e che sai con certezza che funzionerà. Se non ci diamo una mano, come possiamo pretendere che degli esseri fatti in maniera totalmente diversa da noi, che (normalmente) non hanno difficoltà a provare piacere, e che non si fanno alcun problema a (perdonatemi la finezza) ammazzarsi di seghe già in tenera età, sappiano al primo colpo come funzioniamo?
Questo è il vero problema. Ci si lamenta tanto che la lezione non è chiara, ma noi studiamo ben poco. E ci autolimitiamo senza nessun motivo. Perché quello che ne viene è tutto di guadagnato.

Ah, un'altra cosa che mi disturba ancora di più sono gli uomini a cui dà fastidio l'idea di una donna (meglio, della loro compagna, perché immagino che nei film porno sia cosa gradita) che si masturba. Cos'è, paura della competizione?

Hua!

Questo post è dedicato a voi, uominidellapalestra.
Voi che, mentre noi al piano di sopra ci stiracchiamo come i gatti con Enya che ci sussurra nelle orecchie, fate arrivare dal piano di sotto nobili versi scimmieschi che emettete per darvi la forza di sollevare, spingere, tirare, abbassare pesi inverosimili.
Vi adoro, mi fate sempre molto ridere. Spero di non sentire mai il botto dell'esplosione di un vostro bicipite.

E se volete saperne di più della mia esperienza nel luogo di perdizione dove ci si modella e scolpisce il corpo, qui la puntata precedente.

Il sole a settembre

A settembre scatta la voglia di acquisti compulsivi. Di solito è il momento in cui il mio palato si affina e compro le cose migliori. Grazie a dio l’estate è finita, e posso mettere via collane, bracciali, gonnelline svolazzanti che, l’anno prossimo, vedrò nell’armadio e mi chiederò cosa avevo in testa quando le prese.

La mezza follia che farò quest’ autunno sarà la seguente:

Uno (o tutti e tre?) smalto dell’edizione limitata Les Khakis di Chanel, creati per la Vogue Fashion’s Night Out di Milano, il 9 settembre, e disponibili nei negozi a partire da ottobre.

La stagione è iniziata, la carta di credito inizia a tremare.