Oggi è uno di quei giorni

Torno, sfinita, dall’esame al quale tenevo di più di tutti questi anni all’università.
L’ho preparato in quest’afa che ogni volta mi sembra più umida e più faticosa, e invece in una telefonata impazzita di qualche giorno fa ho scoperto che tutte le estati dico la stessa cosa.
L’ho preparato cercando il filo di vento che pigramente si affacciava alla mia finestra, maledicendo il caldo e maledicendo me che lo maledicevo.
L’ho preparato in mezzo a tantissimi altri impegni, rincorrendo le pagine che mi scappavano dalle dita e andando a dormire ogni sera come il coniglio di Alice che è sempre in ritardo.
Stamattina mi sono svegliata con le grida disperate di un bambino che da qualche parte chiedeva incessantemente del latte. È andato avanti per un sacco di tempo, urlando sempre più forte.
Ieri notte mi sono svegliata con la paura che mi entrassero i topi dalla finestra. Mi succede sempre così, ultimamente. Mi vengono delle paure da bambina. Sublimo lo stress nei mostri dell’infanzia.
Arrivando in facoltà, oggi, ho ripensato al mio esame di maturità. All’amico più grande che mi aveva incontrata qualche giorno prima e ridendo mi aveva detto che quello sarebbe stato il più difficile di tutti, perché era il primo. E allora ho pensato, sono sopravvissuta a quello e a tutti quelli successivi, sopravviverò anche a questo.
Oggi mi riposo, e stasera magari stappo una bottiglia di vino.

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