Dedica

Sto leggendo un libro con una dedica sulla prima pagina. Ma non so per chi sia, non è per me. C'è scritto solo "16 ottobre 2001: 10 mesi. Marco", con una calligrafia un po' sghemba, che all'inizio mi ha fatto pensare a un ragazzino alla sua prima storia d'amore. Poi ho ragionato sul fatto che spesso gli uomini mantengono una scrittura sbilenca anche da adulti, e ho iniziato a chiedermi il perché quel libro fosse finito nel negozio dell'usato.
Sono pochi i libri che mi sono stati regalati, pochissimi quelli regalati da ex fidanzati, e ancora meno quelli con dedica. Ma ci sono talmente legata, che non so cosa si dovrebbe arrivare a fare per indurmi a venderli. Venderli, non buttarli: buttare i regali, rimandarli al mittente, è una cosa che penso abbiano fatto quasi tutti, dopo una delusione o un abbandono. Ma rivenderli, ricavarne qualcosa, mi sembra quasi peggio.
Allora m'immedesimo in questa ragazza, che ha scoperto che Marco aveva in realtà una famiglia, un figlio.
Oppure che l'ha tradita con la sua migliore amica.
O col suo migliore amico.
Oppure l'ha abbandonata il giorno in cui dovevano firmare il mutuo per la casa.
Sono tutte cose per le quali io l'avrei buttato, quel libro. Non avrei fatto nemmeno in tempo a ragionare sulla possibilità di rivenderlo.
Ho sempre pensato che l'unico motivo per sbarazzarmi di vecchi libri fosse che mi facevano schifo. E che darli a una libreria dell'usato significasse rimettere in circolo le energie e permettere a qualcun altro di goderne. Quindi, ogni volta che ne ho comprato uno, mi sono immaginata che comunque la persona che l'aveva venduto dovesse al massimo fare spazio su una mensola. Non cancellare un ricordo e guadagnarci anche sopra.

Harry Belafonte e gli altri

Ieri notte, cercando di far arrivare il sonno (fa troppo caldo per aspettarlo direttamente a letto), girovagavo tra i blog.
Quando mi sono soffermata sul racconto di un primissimo ricordo, ho ripensato al mio, quello che tutt'ora stento a credere non sia solo l'ombra della storia di qualcun altro.
La mia mamma si è laureata poco dopo la mia nascita. E io tengo ancora, tra le pieghe della memoria, l'immagine di lei con la corona d'alloro al collo, vista dalla prospettiva bassa e a quarantacinque gradi di un passeggino. Non so se ho confuso le foto che ho visto, negli anni successivi, e mi sono solo immaginata quella prospettiva. So che la prima volta che l'ho raccontato non ero sicura che fosse lei, anzi, devo solo avere detto che mi ricordavo qualcuno con l'alloro intorno, e chiesto conferma su chi potesse essere.
Oggi mi rende solo triste riguardare le mie foto da piccola. In realtà non riesco a guardare i miei genitori da giovani e pensare a chissà cosa c'era davvero dietro a tutti quei sorrisi, vedere le cugine ancora tutte insieme e pensare a quello che sarebbe stato di lei solo qualche anno dopo, vedere i nonni ancora lì. Non vado più indietro di sette, otto anni, se devo sfogliare vecchi album. E già con quelli mi scorre un brivido lungo la schiena.
La nota a margine è che mi sono messa a letto senza un briciolo di sonno, e ho visto albeggiare dalla finestra. All'improvviso il cielo si è fatto rosa, intorno avevo solo silenzio.

Dubbi estivi parte seconda: la stampa animalier

"Le star ne vanno pazze", leggo in un articolo a caso di un giornale a caso.
E allora mi chiedo, ma i vari D&G, Cavalli e Fendi che dettano legge (?) con le loro sparate su cosa va quest'estate e com'è la donna del 2010 (che è sempre femminile, ma sicura di sè, però anche un po' androgina, e ruba i capi dall'armadio del fidanzato, però ci mette il tacco dodici, e anche camice impalpabili, ma con qualche dettaglio strong… e avanti all'infinito) sanno a cosa vanno incontro vestendo le loro predilette con improbabili abiti a motivo "giraffa blu", "giaguaro pervinca" o "zebra giallo evidenziatore"? Alla tremenda conseguenza che poi noi, sceme comuni mortali, pensiamo che sia fichissimo, e ci rendiamo ridicole, ancora una volta, andando dietro alle visioni di questi guru del fashion.
Quindi io lancio un appello alla mia preferita, che mi è simpatica perché è culona e perché è la più tamarra di tutte: J-Lo, almeno tu, te le ho concesse tutte e ti voglio bene lo stesso (anche dopo questo, e dimmi se non è amore), ti prego, torna alle catene d'oro, se vuoi, ma il leopardato di Cavalli, per pietà, rimettilo nell'armadio.

Weekend vampiresco

Tanto lo so che, dopo il successo di questo post che ha attirato centinaia di padroni di microcani che necessitano di abitini alla moda, quello che sto per scrivere causerà altrettanti accessi, ma questa volta da parte di giovani mitomani impazzite.

Sì, sto per parlare di Robert Pattinson. Che, per inciso, anche se ho ampiamente superato l’età per averne i poster in camera, trovo comunque essere un gran bel figliolo.

Scusate, mi sono distratta un attimo. Dicevo: riporto anch’io una notizia su di lui, o meglio, sulla sua statua al museo delle cere Madame Tussaud’s di Londra. Pare che la sua sia la statua più baciata e accarezzata della storia, seguita da quella di Daniel Radcliffe di Harry Potter e quella di Helen Mirren. I guardiani del museo la devono tenere costantemente sorvegliata, e ogni sera va sottoposta a tanti piccoli restauri.

La seconda notizia di questo vampire weekend (scusate la citazione snob) riguarda, invece, la crescita delle vendite di un nuovo giocattolo erotico ispirato al tema dei vampiri (per il colore “lunare”, suppongo), in parallelo al crescente successo della serie di Twilight. L’idea del gadget, battezzato “The Vamp”, è nata quando l’azienda produttrice americana (la Tantus) ha notato che molti visitatori del loro sito web provenivano da twilighted.net, la comunità dei fan della saga.

Insomma, Robbie, tieni decisamente alto l’ormone.

Dubbi estivi parte prima: i ghiaccioli

Perché nelle confezioni di ghiaccioli si ostinano a metterne metà al limone? Ma ch'è veramente qualcuno che li mangia? A volte mi chiedo se i produttori non abbiano accumulato negli anni scorte infinite di sciroppo al limone da smaltire (magari costa poco?), ed è per questo che si ostinano a infilarli in mezzo agli altri.
Sono sempre gli ultimi che rimangono nella scatola, non li vuole nessuno: secondo me i mangiatori di ghiaccioli al limone sono un'esigua minoranza: bisognerebbe fare delle confezioni a parte solo per loro.

Muffin

Mai, mai avrei immaginato che sarei arrivata a suggerire una ricetta. Ma siccome oggi qualcosa fatto da me è non solo commestibile, ma anche buono e bello a vedersi, ho voglia di condividerlo. Le varianti sono due.

Muffin al tè verde

Ingredienti (per circa quattro persone):

-2 uova grandi;

-100 grammi di zucchero di canna;

-1 cucchiaio colmo di tè verde Gun Power;

-80 grammi di farina di mandorle;

-80 grammi di farina di riso;

-1 cucchiaino di lievito per dolci;

-100 grammi di yogurt bianco intero;

-tre cucchiai di latte.

L’alternativa è eliminare il tè verde, e usare la farina di castagne al posto di quella di mandorle.

-Montate le uova con lo zucchero finché saranno spumose. Aggiungete il tè verde.

-Mescolate la farina di mandorle con quella di riso. Aggiungete il lievito. Incorporate le farine alle uova. Unite, a poco a poco, lo yogurt e il latte. Mescolate bene e suddividete il composto dentro degli stampini da forno (vanno bene anche quelli di carta).

-Cuocete per 25 minuti a 180 °C.

Servite i muffin accompagnati da succo di mela limpido. O latte, se state facendo colazione 🙂