Considerazioni finali

Quando una parola affettuosa mi fa infiammare le guance, e per la prima volta nella vita sono felice di arrossire.
Quando il sorriso di un uomo che potrebbe essere mio padre, ed è lì anche grazie a me, mi fa quasi commuovere.
Quando sento di aver lavorato bene, e sono stanca ma so di esserlo perché ho fatto tutto quello che mi è stato chiesto con passione.
Quando tolgo i sassolini dalle scarpe delle persone con cui collaboro, e lo faccio con discrezione ma è visibile l'importanza del mio aiuto.
Quando una persona che conosco da un mese appoggia la testa sulla mia spalla e mi dice "ti voglio bene".
Quando mi ascolto parlare in inglese e il mio accento mi stupisce.
Quando arrivo per prima, o prima del previsto, o rimango più a lungo di quanto mi è stato chiesto.
Quando mi ricordo le cose per gli altri, o quando mi fanno una domanda e ho la risposta pronta.
Quando qualcuno mi dice che è orgoglioso di me.
Allora, capisco che sto andando nella direzione giusta. E, forse, sono già dispiaciuta che sia finita.

Dress Code

Ho chiaro in testa, e non so perché, il ricordo del giorno in cui ho capito che dovevo imparare a vestirmi da sola.
Sono in piedi sul letto, nella stanza che ha ancora le pareti gialle (molto tempo prima che, isterica già a sedici anni e con l'ansia delle ore di sonno, gridassi contro i miei impotenti genitori "le voglio azzurre! capito? azzurre! il giallo mi agita e poi non dormo e non riesco ad avere le energie per fare la maturità!"). All'improvviso, mentre mia mamma mi allaccia le scarpe, ho quest'epifania, chiarissima, la vera e propria lampadina che si accende, e penso "cazzo! (no, forse "cazzo" non ancora), quest'anno inizio le elementari, è bene che inizi a conquistare un po' d'indipendenza da questa qui….".
Così, per i successivi vent'anni, tra gioie e dolori, lacrime e soddisfazioni, mi sono più o meno arrangiata nell'arte della vestizione. Con risultati a volte miseri, altre volte medio-alti.
Tutto questo, fino a ieri mattina: di nuovo, qualcuno si è preso amorevolmente cura di me e mi ha vestita. Sì, alla fine sono uscita dal negozio con un abito che mi è costato un occhio della testa, ma, signora mia, farsi riempire di collane, giubbini, coprispalle mentre ti si dà della principessa, eh, so' cose.

Pensieri sparsi

Tra due mesi a quest'ora sarò davanti a un mare il cui blu ormai è una parte di me. Una seconda casa.
Ma per ora sono qui a combattere il caldo. Avanti e indietro per tribunali ad affiggere locandine per questo (fateci un salto, se vi interessa, mi troverete lì ad agonizzare per tutto il giorno), a cercare di studiare, ad aspettare l'esito di esami e di fare un test d'ammissione per un corso che sì, sulla carta… però chissà se. Troverò il tempo di ragionare anche su questo.
Nel frattempo ho un racconto in concorso e attendo i risultati. Un altro sta viaggiando nell'etere e, anche qui, attendo delle risposte. Mi insegnano che è quando smetti di pensarci che le cose accadono e, in fondo, anche a me succede sempre così. Sempre. Probabilmente c'è una formula matematica alla base, una curva che dimostra come la possibilità che accada qualcosa di veramente incredibile e il tempo che si usa per pensare a quanto sarebbe bello che succedesse sono inversamente proporzionali.
Cercherò di tenermi la mente occupata, nel frattempo.
C'è qualcuno di voi blogger che ha del tempo da perdere per mettere le mani sul mio template?

Cercatori d’oro

Altri strani navigatori dell'internet sono stati trascinati per i capelli fino al mio blog da variegate chiavi di ricerca. Questa volta sono depressi, soli, maniaci e zozzoni.
-C'è chi cerca "cene in solitaria", "cosa vuol dire alzare gli scudi", "mille amici su facebook", "nascondersi dalla gente";
-c'è chi cerca, invece, "donne che vanno in palestra nude" (più d'uno);
-infine, c'è chi ha problemi di stitichezza e digita "non vado in bagno da" e chi ha dei disgustosi sintomi premestruali che non riporto perché sono una signora.
Annamo bene.