Puzzle

Passata la piastra, smaltate le unghie di mani e piedi, messa la maschera per il viso, prenotato il massaggio.
Il riposo del guerriero.
Mi scorre tutto davanti a una velocità raddoppiata rispetto ai ritmi che ho sempre avuto. Ieri, mentre camminavo per la città afosa come solo lei sa essere in questi primi accenni d'estate, pensavo che erano anni che le cose della vita non mi s'incastravano tutte così bene (alla faccia di chi, ancora, mi manda a cagare).
Questa settimana ho affrontato le mie prime grane "lavorative", e ho pensato che reagisco meglio a quelle che a 300 pagine di libro da studiare per un esame.
Questa settimana guardavo la mia coinquilina mentre mi parlava con gli occhi che brillavano, e mi sono immaginata un momento futuro in cui lei arrivi da me e mi dica "sono incinta". E mi stavo per commuovere da sola a quella fantasia. Voglio fare la zia dei figli che (chissà se) avranno le mie amiche. Io, che zia biologica non lo sarò mai.
Questa settimana ho sperimentato il brivido di una cosa proibita, e ho capito che i miei limiti sono molto più elastici di quello che credevo.
Questa settimana ho vissuto la dolcezza dell'amicizia che non cambia mai, ho guardato dall'altra parte di un muro al di là del quale c'è una persona al cui solo pensiero normalmente rabbrividivo, e invece ho riso con lei.
Questa settimana avrei voluto abbracciare lei che sta diventando grande piangendo la miseria di essere nata in un mondo in cui i Beatles si sono sciolti, e quella di avere sedici anni ed essere troppo incredibile per essere così giovane. Ho incrociato il suo sguardo azzurro e obliquo, e avrei voluto solo dirle, stai tranquilla, vedrai che passa.
Questa settimana è andata così.

Che fine ha fatto il caro e vecchio Snake?

Allora. Allora. La notizia è che l’associazione benefica Depaul Uk ha inventato una nuova applicazione per Iphone.

Ho bypassato le varie iMussolini e iAltrecose che, purtroppo, vorrei, oppure che trovo incredibilmente idiote, ma questa no. Dai. Si sono inventati il senzatetto tamagotchi, a cui dare da mangiare, da tenere al caldo e a bada per tre giorni. Tutto questo, si dice, per fare capire ai possessori di iPhone che gli homeless sono persone normali, i motivi per cui si trovano in tale situazione, e le emozioni che provano. Me lo vedo io, il manager che, tra un’email e l’altra, controlla se il suo nuovo giochino ha bisogno di una doccia.

A quanto iMalatoTerminale e iBambinoOrfano?

Stagioni

I giorni, le settimane, i mesi, gli anni passano. Mi giro, guardo alle mie spalle e mi stupisco del tempo che è trascorso e non me ne sono neanche accorta. Mi ricordo certi momenti talmente belli che mi fa invidia la me che li ha vissuti. Certi altri meno male che sono là dietro, che a ripensarci mi si accappona la pelle.
Un anno fa mi laureavo. Mentre mi facevano le foto con la corona, il fiocco viola e i capelli corti, mi sentivo svenire sulle scalinate dell'università. Ero triste, ma sorridevo, digrignando un po' i denti. In quelle foto sono pallida e tirata. Non ho sentito nessun senso di liberazione, quel giorno, anche se mi ero finalmente affrancata da un periodo che mi aveva lasciato addosso una stanchezza infinita.
Poi c'è stata l'estate, il viaggio, la vertigine dell'infinito, la forza che si autorigenerava e non capivo nemmeno io da dove. C'è una foto di me, a Berlino, con gli occhi rivolti verso il cielo, un cielo trasparente come non ne avevo mai visti, in cui sembra che i pensieri mi fluttuino intorno alla testa, e io sto lì a guardarli, incerta su cosa farne. Si vede anche il silenzio, nel riverbero del sole.
Poi c'è stata casa, un'altra volta, il crollo, il panico, di nuovo, dopo molti mesi. La sensazione di dovermene andare, e la mancanza di coraggio per scegliere una città "troppo lontana".
E poi, avanti e indietro a cercare un appartamento in un posto in cui non volevo vivere. L'annuncio tardivo che non mi sarei potuta iscrivere dove volevo, una fuga a Roma a fare finta di essere una scrittrice anch'io, qualche email e qualche parola in chat di cui non avevo ancora capito l'importanza.
Infine, il ritorno. La corolla di un fiore che si è spalancata e ha invaso la stanza con il suo profumo. L'ultima foto che mi ritrae me l'hanno fatta ieri. Ho la testa piegata di lato, l'espressione seria ma dolce, gli occhi semichiusi per proteggermi dal sole. È arrivata la primavera, sì?

Gian Riciclo

Ci ho pensato molto, prima di scrivere questo post. La vita è imprevedibile, e sai mai che un giorno non arrivi a leggere il mio blog. Ma poi mi sono detta: cristo, ha raccontato una cosa del genere a due semi sconosciute, la figura di merda l'ha già abbondantemente fatta. Quindi, ancora una volta, divulgo nel web un'altra forma di follia.
Il giorno che questo mio strampalato compagno di corso ha raccontato questa cosa con estrema nonchalace, lo ascoltavo con un orecchio e con l'altro mi facevo gli affari miei. Perciò ho realizzato solo qualche giorno dopo, grazie all'aiuto di qualcuno più acuto di me (che ha anche ribattezzato il suddetto con lo pseudonimo che dà il titolo a quest'intervento), quanto fosse assurda.
Si parlava di raccolta differenziata, che qui a Bologna funziona un po' sì e un po' no. Chiacchierando, lui ha commentato come a Trento, invece, siano anni che è organizzata in maniera impeccabile. Ha poi aggiunto:
"Qui mi dà troppo fastidio buttare tutto nello stesso bidone. Allora me la porto a casa."
….
"Sono l'unico coglione che torna il weekend con la valigia piena, invece che di vestiti, di spazzatura".

Consigli che mi sono stati dati negli ultimi mesi

-Vai all’estero, scappa, fuggi, gambe in spalla e salta già da questo carrozzone carnascialesco che è l’Italia;
-scappa, fuggi, gambe in spalla e vattene il prima possibile da questa facoltà, altro ridicolo carrozzone (oggi mi è stato detto che “sforna solo incapaci”);
-scrivi, scrivi fino a farti venire i calli, perché la scrittura è un lavoro duro e certosino;
-specializzati, proponiti per una cosa specifica, per cui hai effettivamente le competenze, perché il mercato è saturo e tu devi poter fare la differenza, e non essere uno dei tanti;
-fai fotocopie, porta il caffè: inserisciti nell’ambiente a partire dai piani bassi.
Mi sento dentro Boris.
Adesso scusatemi, vado a fare i compiti. Foglio protocollo diviso in due, mi metto a stilare un bell’elenco: cosa so fare e cosa mi piace fare. E poi, avanti a testa bassa a cornate e cuscino legato dietro, per tutte le volte che finirò col culo per terra.