Le conseguenze secondarie dei sogni

L'inverno alle mie spalle si allunga e si restringe come una molla.
Il mio corpo ne esce affaticato. Non ho saputo come spiegargli con prontezza i cambiamenti a cui ho dovuto sottoporlo in questi mesi, e ha sofferto. Ha pianto, ha chiesto del cibo di cui non aveva bisogno, si è poi ribellato con dei dolori che mi hanno piegata in due. È esploso in un milione di piccoli pezzi e io lì a rimetterli insieme, a fargli le carezze per tranquillizzarlo come un bambino che cadendo si è sbucciato un ginocchio. Spesso guardava come di là da un vetro smerigliato, e intuiva le ombre dall'altra parte. Ne ha avuto paura. E io, ancora, a cercare di rassicurarlo che non c'era niente di pericoloso, che se di là ci andavamo per mano, insieme, avrebbe visto quant'era bello.
Stasera ci passo la crema idratante e lo sento di nuovo mio.Lo recupero, pezzo, per pezzo: è stanco, ma sta bene, l'ho tirato e strattonato ma ha capito di avere le energie per andare avanti. Abbiamo i nostri tempi, io e lui, spesso arriviamo più tardi degli altri, ma la completezza del risultato è perfetta come quella del cerchio.
Mi hanno insegnato che il mio segno zodiacale rappresenta dei caratteri a cipolla, di cui non devi mai fermarti a guardare il primo strato, ma devi avere la pazienza di sbucciare per godere di quello che c'è dentro. Ho levato gli strati dell'inverno, per prepararmi alla primavera.
Mi sono svegliata alle otto, stamattina, la mia coinquilina ancora dormiva.
Preparare il caffè ha riacquistato il suo senso. I gesti sono sempre gli stessi, mentre le macchinette per farlo si sono susseguite nel tempo, sono passate attraverso l'americano, l'orzo, persino l'Ovomaltina che è ricomparsa dalla mia infanzia per cercare di diventare l'alternativa. Ma lui, il caffè nero, inesorabile, è ritornato, come un amico da un viaggio.
Stamattina ho respirato l'aria non più fredda di Bologna. In questa stagione, qui, mi sento ancora a casa.
La stanchezza fisica e mentale stasera mi vibra sotto la pelle, mi dice che ci sono ancora, che sono in piedi, che posso correre a inseguire quel futuro che, solo un anno fa, era troppo spaventoso da immaginare. Continuo a non sapere cosa sarà di me fra qualche mese o qualche lustro, ma non mi fermo a pensarci.
Giusto perché la vita è quella cosa che accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti.
Diceva qualcuno.

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4 pensieri su “Le conseguenze secondarie dei sogni

  1. Anche se è un momento non proprio facile per me l'arrivo della primavera, dei primi raggi di sole che fanno piacere e che scacciano il freddo fa sempre il suo effetto. E' incredibile come delle semplici cose possano far cambiare piega alla giornata.Un Abbraccio*

  2. bisognerebbe vivere il presente, senza pensare a ieri o al domani.Spesso io sbaglio, e adesso penso a tutto il tempo che si perde nel pensare troppo….invece di vivere davvero…..adessoTi auguro una primavera splendida e un 'estate ancora di più:)Ti abbraccio:***

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