Dalla palestra nella brace

Premetto due cose: la prima, è che so perfettamente che un'infinità di donne che stanno dalla mia parte della barricata ha già affrontato l'argomento, quindi non ho alcuna pretesa di originalità. La seconda è che ho iniziato a frequentare solo la settimana scorsa, quindi è probabile che andrà a finire che vi aggiornerò man mano riguardo le mie scoperte fatte in questo ambiente.
La palestra non l'ho mai veramente vissuta, se non per brevi periodi. Prima delle dieci sigarette al giorno e di diventare universitaria fuori sede, con tutto quello che comporta, potevo definirmi una ballerina, ma ormai sono a riposo da cinque anni. Anni che sono stati costellati da qualche tentativo finito male di riappropriarmi del controllo del mio fisico.
Ma adesso ho fiducia: ho pagato la rata, ho la mia tessera magnetica, sono socia, ho il mio lucchetto per l'armadietto e l'insegnante di power yoga già mi chiama "tesoro". Insomma, sono entrata nel giro.
Le donne che bazzicano questi luoghi infernali si dividono, a grandi linee, in due categorie: quelle veramente atletiche e quelle no. E le distingui non solo perché alle une, mentre saltano e e corrono, non si muove niente, mentre alle altre sballonzola tutto in giro, ma anche per come entrano in palestra, e come si comportano in spogliatoio.
Le prime non arrivano mai già vestite per allenarsi. Sono sempre eleganti, molto spesso in gonna (con annessi collant e stivali, che notoriamente sono comodi da mettere e togliere). Hanno quell'aria sempre scazzata da manager piene d'impegni e sicure di sè. Le altre, invece, le noti perché entrano timidamente in spogliatoio con addosso già i pantaloni della tuta, delle scarpe da ginnastica orribili e la loro bottiglietta d'acqua. E lì dentro, ci stanno il minimo indispensabile. Perché, signori miei, è quello il vero campo di battaglia. È lì che quelle veramente fighe fanno sfoggio della loro fighezza. Si spogliano, e stanno nude a fingere indifferenza in mezzo alle altre poverette che cercano di raccattare le loro cose più in fretta possibile, mentre loro fanno la doccia, si asciugano i capelli con tutta la calma del mondo, chiacchierano tra di loro. Spesso, restando nude durante tutti questi passaggi. Se non parla nessuno, il silenzio che c'è è raggelante, e senti i loro occhi addosso che indagano ogni centimetro di grasso superfluo del tuo corpo.
Presumibilmente, vanno in palestra per scaricarsi, ma ne escono sempre con un'aria talmente infastidita che ogni volta penso che abbiano incrociato una più soda di loro, e la cosa le abbia fatte morire un po' dentro.
Allora me ne vado via a testa alta col mio pantalone grigio e la mia felpona da sfigata, contenta di non essere una di loro.

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7 pensieri su “Dalla palestra nella brace

  1. Ahah posso capire benissimo!!..:D Faccio parte di quelle che entrano con la tuta-pigiamone,una bottiglietta d acqua e senza trucco..Poi mi ritrovo donne bellissime e perfette (che non avrebbero neanche bisogno di andare in palestra) che sfoggiano perizomi e capelli lunghissimi e lucenti..O.o Comunque bellissimo post,complimenti! 😀

  2. questo è il motivo per il quale non duro più di due mesi in una stessa palastra.ora mi sono iscritta ad un corso di danza dove la maggior parte dei partecipanti sono coetanei ai miei genitori, spero che così potrò continuare per una volta per più di due mesi.per ora funziona.buona palestra ps adoro le felpe da sfigata!

  3. Haha! Quest'argomento mi tocca nel profondo. Io ero quella che stava in panchina nella palestra di pallavolo. Quella impedita per qualsiasi sport agonistico. Quella con cui se la prendono tutti perché non azzecca un tiro. Quella che arrivava al traguardo della corsa campestre quando metà della gente che aveva partecipato era già tornata a casa.Adesso ho trovato un posto sperduto dove andare a correre, così sono in piena libertà di esprimere la mia goffaggine o di andare a correre in pigiama senza nessuno che mi guardi dall'alto in basso:). 

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