Previsioni

Chi l'avrebbe mai detto?
Oggi l'estetista mi ha predetto il futuro.
Tra una passata di cera e l'altra, le ho raccontato che ho studiato scienze politiche, e gli occhi le si sono illuminati. Mi ha guardata con serietà e ha detto, senza alcun indugio, che tra tre anni incontrerò un uomo che mi farà entrare in politica. Ma non era un "ti vedrei bene" o un "saresti adatta a", no no, ha decretato che succederà. E mi ha ammonita "tu adesso non mi credi, ma vedrai che andrà proprio così". E io, che sono razionalista fino a mezzogiorno, ma superstizione e segni del destino sono la cose alle quali credo di più, mi sono emozionata.
Poi ha aggiunto "sarà uno tipo Casini", e ha rovinato completamente l'atmosfera.

Siamo donne, oltre le gambe c’è di più

Devo ammetterlo: mi piacciono i blog cosiddetti "al femminile" (come del resto mi piacciono le riviste femminili: il giorno in cui avrò la mia rubrica in una di queste, raggiungerò la beatitudine). Ma oggi ho letto l'articolo più cretino della storia, e ve lo ripropongo (senza citare la fonte, perché sono bastarda, ma fino a un certo punto). 


Le cose da non dire a una donna durante il sesso

Molte donne, me compresa, amano sentir parlare i loro uomini a letto, durante il sesso. L’espressione verbale, il “doppiaggio” (nel senso che ci sono due che fanno sesso, e altri due che mugolano al posto loro?) di una sessione erotica fra le lenzuola, che non sia fatto solo di “oh” e “ah”, è capace di portare l’eccitazione femminile alle stelle. Non fosse altro perchè le parole stimolano la psiche e la fantasia, elementi fondamentali per il piacere della donna.

Tuttavia ci sono cose che mai una donna dovrebbe sentire in quei momenti, perchè oltre a frantumare l’atmosfera, potrebbero causare danni ben più fastidiosi. Ecco qualche esempio:

  • il nome di un’altra donna. Il motivo è ovvio. (ah sì? ma dai!) A meno che non si stia interpretando qualche interessante gioco di ruolo (in cui lui si chiama Ugo e lei Pina?)
  • “Sì, sì, lo so: è enorme”. La donna in questione, infastidita, potrebbe anche smentire il suo partner facendo cadere rovinosamente la sua autostima (innescando così una serie di "è minuscolo!" "No, è enorme!" "No, è piccolissimo!" eccetera…)
  • “Sono già venuto”. Implica che la soddisfazione del maschio è avvenuta e ora si può svolgere qualche altra attività (mi chiedo, è avvenuta quando? "Sono già venuto nelle ultime ventiquattr'ore, quindi adesso sono a posto, grazie" oppure è lei che non sa cosa implica l'orgasmo maschile, e quindi "tesoro, non ti spaventare, ai maschietti succede così?")
  • “Non sei ancora venuta?” Denota invece una certa impazienza da parte del maschio impegnato ("Ho la capponata sul fuoco")
  • mai nominare papà, mamme, zii e parentame vario: i complessi di Edipo o di Elettra vanno risolti in separata ed adeguata sede (Tipo con una pesante dose di farmaci. Ma che razza di perversione è questa?)
  • “vuoi stare tranquilla?” Tipica frase che ottiene soltanto l’effetto esattamente contrario (Giustamente, se lei si agita urlando: "smettila di frustarmi!", lui ha tutto il diritto di dirle di calmarsi).
  • “sei la prima” Le cose sono due: o lui mente spudoratamente oppure significa che non ha alcuna esperienza (a meno che lui non abbia quattordici anni: in tal caso, è meglio se a farsi qualche domanda sia lei).
  • “Mi puoi fare un panino adesso?” – “Ok, uomo delle caverne, corro” (magari vuole solo invitare una terza persona…ahah)
  • “Ho sbagliato buco”. No comment (Eh, sì, le orecchie sono un po' distanti rispetto a dove dovresti essere)
  • “Che cosa ne pensi di Eat, Pray, Love?” Argomenti decisamente non adatti al momento (ma chi l'hai mai sentito, questo film?)
  • “Hai un sapore buono quasi quanto la mia ultima ragazza” – (Allora torna con lei) (sì, e tu da quanto tempo non te la fai una doccia?)
  • “E’ tutto ok, non sei l’unica, molte delle ragazze con cui sono stato non raggiungevano l’orgasmo” (evidentemente non sei il re del sesso) (Ah, beh, un uomo DI SICURO direbbe una cosa del genere).
  • “Sbrigati che sta per iniziare Dottor House” No comment. (Dai! Qui potevi dire almeno "stasera gioca la Juve").

Allora, le cose sono due: o questa ragazza è stata veramente sfortunata e ha incontrato una serie di casi umani che i miei a confronto sono dei bijoux, oppure la suddetta non aveva nient'altro da fare se non scrivere una serie di banalità da guinness dei primati. E spero non mi quereli.

Splendente

"Splendente" è una parola bellissima, estiva, che a pronunciarla rotola sulla lingua ed esplode in mille perline che rifrangono la luce.
La mia nuova piantina si chiama salvia splendente. Oggi ho cercato su internet delle informazioni su di lei (non ho esattamente il pollice verde, e non vorrei farle fare una fine ignobile), e ho scoperto una cosa buffa, cioè che appartiene anche a una sottocategoria specifica chiamata "carabiniere".
Ah, e poi è stata anche battezzata Filumena Marturano. Ma questa è un'altra storia.
Insomma, un sacco di responsabilità per un'unica piantina.
E io oggi mi sento splendente e piena di nomi, proprio come lei.
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Toponomastica, ovvero dell’arte di scegliere il nome per i propri figli

Non voglio spaventare nessuno: non sto aspettando un bambino né ho intenzione di averne per ancora molto tempo. Quindi, ricomincia(te) pure a respirare. 
Come a molti di voi è noto, quando ritorno al mio paesello d'origine, succede sempre qualcosa che mi fa accapponare la pelle (come, per esempio, ho raccontato qui). 
Tanti sono i motivi che mi fanno pensare al perché certe persone decidono di fare figli. Ci sono delle cose molto più gravi, certo, ma, tra quelle che mi fanno più incazzare, c'è di sicuro la scelta di nomi improbabili con cui battezzare il sangue del proprio sangue.
Allora, in una città di 30.000 anime in totale, una poveretta battezzata Chanel mi sembrava sufficiente. Ma no, evidentemente non lo era, e ieri mi è giunta notizia di un'altra bimba appena nata che si dovrà portare per sempre addosso la croce di questo nome orrendo. E se diventasse una dark? Se ascolterà solo metallo pesante? Se si vestirà solo di canapa?
Sono rischi, eh. 

Che soddisfazione

Vedere chiavi di ricerca del genere che hanno traghettato verso il mio blog:
-come fare le farfalle di feltro;
-devo trovare qualcosa di nuovo da fare altrimenti impazzisco;
-espressione ridere con le lacrime agli occhi;
-sorprese primo appuntamento;
-Tiziano Scarpa sindrome pre mestruale (tutto insieme, ve lo giuro).
Non credo di poter aiutare realmente nessuna di queste persone, e me ne dispiaccio.

Le conseguenze secondarie dei sogni

L'inverno alle mie spalle si allunga e si restringe come una molla.
Il mio corpo ne esce affaticato. Non ho saputo come spiegargli con prontezza i cambiamenti a cui ho dovuto sottoporlo in questi mesi, e ha sofferto. Ha pianto, ha chiesto del cibo di cui non aveva bisogno, si è poi ribellato con dei dolori che mi hanno piegata in due. È esploso in un milione di piccoli pezzi e io lì a rimetterli insieme, a fargli le carezze per tranquillizzarlo come un bambino che cadendo si è sbucciato un ginocchio. Spesso guardava come di là da un vetro smerigliato, e intuiva le ombre dall'altra parte. Ne ha avuto paura. E io, ancora, a cercare di rassicurarlo che non c'era niente di pericoloso, che se di là ci andavamo per mano, insieme, avrebbe visto quant'era bello.
Stasera ci passo la crema idratante e lo sento di nuovo mio.Lo recupero, pezzo, per pezzo: è stanco, ma sta bene, l'ho tirato e strattonato ma ha capito di avere le energie per andare avanti. Abbiamo i nostri tempi, io e lui, spesso arriviamo più tardi degli altri, ma la completezza del risultato è perfetta come quella del cerchio.
Mi hanno insegnato che il mio segno zodiacale rappresenta dei caratteri a cipolla, di cui non devi mai fermarti a guardare il primo strato, ma devi avere la pazienza di sbucciare per godere di quello che c'è dentro. Ho levato gli strati dell'inverno, per prepararmi alla primavera.
Mi sono svegliata alle otto, stamattina, la mia coinquilina ancora dormiva.
Preparare il caffè ha riacquistato il suo senso. I gesti sono sempre gli stessi, mentre le macchinette per farlo si sono susseguite nel tempo, sono passate attraverso l'americano, l'orzo, persino l'Ovomaltina che è ricomparsa dalla mia infanzia per cercare di diventare l'alternativa. Ma lui, il caffè nero, inesorabile, è ritornato, come un amico da un viaggio.
Stamattina ho respirato l'aria non più fredda di Bologna. In questa stagione, qui, mi sento ancora a casa.
La stanchezza fisica e mentale stasera mi vibra sotto la pelle, mi dice che ci sono ancora, che sono in piedi, che posso correre a inseguire quel futuro che, solo un anno fa, era troppo spaventoso da immaginare. Continuo a non sapere cosa sarà di me fra qualche mese o qualche lustro, ma non mi fermo a pensarci.
Giusto perché la vita è quella cosa che accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti.
Diceva qualcuno.

Siete tantissimi! Non si vede neanche la fine! (cit.)

Andare ai concerti è sempre divertente, se non fosse per alcuni loschi figuri che si aggirano in mezzo alla folla:
-la coppia che limona duro;
-il coglione che si agita come un forsennato;
-l'air guitarist (variante di quello precedente);
-l'invasata con li occhi chiusi che ha raggiunto il Nirvana;
-quello/a che canta, ma sa una parola su dieci;
-la scimmia urlatrice;
-quello altro due metri, che si piazza davanti e non si muove neanche per sbaglio.
Io, di solito, li ho tutti vicini, ma cerco di mantenere una calma stoica, e si spostarmi il prima possibile.