Università , dolce Università

Avrei voluto un’apertura abbastanza divertente per questo post, solo per il gusto di far fermare qualche sconosciuto a leggere almeno due righe di quello che scrivo (sì, perché in fondo chi apre un blog ama farsi guardare), ma la frase a effetto stamattina non mi viene, quindi mi limiterò a una puntuale descrizione dei fatti.
Ieri ho dato il terzo esame da quando mi sono iscritta alla magistrale (perché adesso si chiama così, e non so se è più inadatto un nome pomposo come questo o il ridicolo “specialistica”. Se avessi dovuto darle un nome io, l’avrei chiamata “biennio” e basta).
Era un esame scritto, una delle domande aveva due opzioni di scelta (rispondi a questo oppure a quello), e il fatto che il professore abbia sottolineato il senso di quell'”oppure” mi ha sconcertata. Insomma, siamo all’Università, di solito te l’insegnano alle elementari, il significato delle congiunzioni. Ma quando, a due ore dall’inizio, il tizio seduto vicino a me ha chiesto all’assistente se doveva scegliere una delle due alternative o rispondere a entrambe, allora ho capito che siamo proprio alla frutta.
Non è l’unico episodio di questo tipo, è solo l’ultimo in ordine di tempo. Si va dalla ragazza che litiga col professore durante la verbalizzazione di un voto, perché “non capisco perché devo prima compilare il piano di studi” (genere: fuck the system), a quella che “io sono del secondo anno ma ho studiato il programma di quest’anno, che esame devo fare?” (genere: fai quel cazzo che ti pare). Ma dall’altra parte non sono da meno: professori che “non funziona il computer quindi non posso farvi vedere le slide quindi non posso fare lezione, quindi arrivederci” (genere: non ho studiato nemmeno io) e altri che “per tutto marzo non farò lezione, ci vediamo dopo Pasqua” (genere: me ne sbatto di questo corso). C’è quello che durante le lezioni legge pari pari dal libro di testo (genere: neanche alle superiori) e quello che fa lezione un giorno sì e due no (genere: non mi ricordo nemmeno di cosa parla questa materia). E, parlando di nuove tecnologie, c’è quello che ha sempre l’email intasata che rimanda al mittente ogni richiesta, ma poi non ha un orario di ricevimento (di nuovo, genere: me ne sbatto di voi), e quello che ha un’assistente novantenne che non sa usare il sito della facoltà e fa perdere mattinate intere per verbalizzare un voto (genere: largo ai giovani).
C’è sempre qualcosa che non funziona, sempre. E se ne infischiano tutti, studenti e docenti. L’importante è fare uscire più laureati possibile col minimo sforzo da parte di tutti. Il livello si abbassa sempre di più e mi viene da dire che sì, non ci sarà lavoro, ma per questa gente è abbastanza logico che sia così.

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3 thoughts on “Università , dolce Università

  1. Sì, l'unica cosa che temono i docenti è il questionario di valutazione che ci rifilano a ogni corso. Quello verrebbe davvero tenuto in considerazione, e finirebbero nei guai, se queste cose venissero fuori. Il problema è che quasi nessuno lo compila.

  2. …non solo la scuola è lo specchio della nazione è anche il riflesso di ciò che in futuro sarà. Facciamolo sapere in giro…prima o poi queste barbarie dovranno pur finire! Hi!

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