Favoletta

Faccio un’Università uguale a mille altre, nel senso che il mio corso di laurea non mi porterà mai ad avere un sapere specifico e specialistico su nulla (quello me lo devo costruire da sola, come già accennavo qui). Cerco di non lamentarmi, il più delle volte, ma è difficile non sentirsi frustrati perché quello che mi manda avanti è solo il pensiero che ho bisogno di un pezzo di carta in più, che in teoria mi dovrebbe aprire maggiori prospettive per il futuro. Certi giorni, però, mi sembra incredibilmente inutile. È tutto fermo, immobile, congelato. Mi sento come se l’unica cosa che conta veramente a questo mondo sia la percentuale di fortuna che governa la vita: aspettare la botta di culo, l’incontro voluto dal Fato, pare l’unica soluzione. In sostanza, credere che un giorno o l’altro si vincerà al Superenalotto, o che magari s’innamori di te un famoso editore che allora ti sistema per la vita, ha più senso che sgobbare sui libri. Lampeggia davanti ai miei occhi la scritta “Merito: wanted, dead or alive”.

Quest’ultimo sfogo deriva dal paradosso in cui mi trovo a confrontarmi, da quando ho iniziato questa laurea specialistica, della ricerca di uno stage. Badate bene, uno stage, non un lavoro che mi garantisca uno stipendio. Un tirocinio non retribuito (chi sono io, del resto, per osare chiedere un rimborso spese? Come mi permetto, così giovane, di pensare che quello che faccio possa essere misurabile in termini economici?), che mi dovrebbe insegnare qualcosa, grazie al quale dovrei aumentare la mia esperienza, che dovrebbe ampliare il mio curriculum. Non mi fanno fare nemmeno quello, e questo perché, nella mia Università, non ti garantiscono quel minimo di copertura assicurativa che ti permetta di prendere aria per un paio di mesi, e fare concretamente qualcosa. All’Ufficio Tirocini mi è stato detto che ne avrò il diritto solo quando avrò finito tutti gli esami, perché ora mi devo poter concentrare solo su quelli, e soprattutto perché, nel caso in cui abbia delle prospettive di assunzione nell’azienda in cui faccio il tirocinio, non dovrei rinunciare solo perché devo ancora finire l’Università.

Bene, sta di fatto che in questo modo sto letteralmente con le mani in mano per la maggior parte del tempo, visto che lo studio occupa una percentuale esigua delle mie giornate. E il livello della mia preparazione si abbassa sempre di più, non mi sento mentalmente stimolata e mi aggrappo con tutte le mie forze alle mie passioni, cercando di darmi, da sola, quella formazione che chi di dovere non mi dà.

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