Tre più due=?

Non vorrei, in questo caso, parlare del deficit formativo che inevitabilmente colpisce noi poveri studenti dell’Università italiana, che, nonostante tutto, continuiamo ad andare avanti a cornate in questo sistema.

Non vorrei soffermarmi sui ritardi accumulati e la frustrazione di passare dei mesi a elaborare una “tesina” che ha lo stesso valore del mio diario delle elementari.

Non vorrei nemmeno parlare della scelta che a un certo punto si è costretti a fare tra “la specialistica della tua triennale”, che “ci sono gli stessi professori e gli stessi libri, non c’è niente di nuovo” e una specialistica di un altro corso di laurea, che “dai, i crediti sufficienti li hai” però continuiamo pure a infarinare il pesce con nozioni generalissime, senza infornarlo mai.

Non vorrei parlare neanche della totale indifferenza della maggior parte dei professori, delle carenze informative e dell’energia che si spreca a cercare, chiedere, rompere le scatole a tutti, andare avanti e indietro trovando troppo spesso le aule vuote, o, anche se piene, chiedermi il senso di essere lì piuttosto che a leggermi un libro per gli affari miei.

Sarà la malattia delle facoltà cosiddette “umanistiche”, in cui la sensazione che ho è che la mia sia una specie di auto formazione, e non sia l’Università a darmene una eteronoma? Ma allora, a cosa serve che io paghi tutte queste tasse universitarie per farmi dare alla fine un pezzo di carta che testimonia poco o niente, se potrei benissimo starmene a casa, studiarmi le mie cose, e firmarmi un’auto certificazione delle cose che ho effettivamente imparato?

Non vorrei parlare di tutto questo, bensì della frustrazione emotiva che consegue a questo dannato sistema 3+2. Un anno e mezzo fa si laureavano i primi compagni di corso, e iniziava l’esodo. Man mano, hanno finito la “triennale” anche gli amici di altre facoltà, e oggi quelli che sono rimasti qui si contano sulle dita di una mano. Hanno tutta la mia comprensione, quelli che se ne sono andati, ma la voglia che avrei che fossero ancora qui, a completare almeno i cinque anni, è più forte della comprensione. Ricostruire daccapo dove tutto si è sfaldato è faticoso. Si fa, eh, ma fare il conto di quante persone hanno il volto di un’icona di skype e quante sono fisicamente disponibili per un caffè è drammatico.

Va bene, la flessibilità. Va bene, la prospettiva internazionale. Va bene, la crisi. Va bene, la mobilità. Va bene, le lingue. Ce l’ho, ma ogni tanto mi piacerebbe poter pensare anche a un po’ di stabilità, di poter mettere radici da qualche parte.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...