Mille amici su Myspace e un’altra cena in solitaria (sottotitolo: del perché mi sono tolta da facebook)

Un paio di giorni fa ho cancellato il mio account di facebook. Era da un po’ che meditavo la fuga. Il primo passo verso la disintossicazione è stata una violenta epurazione di persone aggiunte solamente per fare numero: ce l’ho, ce l’ho, mi manca, come le figurine Panini…
Ragionando su questo, potrei scrivere la trama di un thriller di quarta categoria: la scena clou è quella della poliziotta supergnocca e molto scaltra che entra furtiva nella casa del maniaco (naturalmente all’esterno infuria la tempesta, e chi l’avrebbe mai detto) e all’improvviso un lampo illumina la parete sulla quale è affissa una quantità ignobile di fotografie, corredate di nomi e cognomi. No, non sono le prossime vittime della sua furia omicida, sono gli AMICI DI FACEBOOK.
Piango sul tempo versato, passato a curiosare dal buco della serratura i più interessanti scambi di opinioni tra geni del male: "che palle la scuola!", "che bello, oggi si mangia la pizza!", "non vado in bagno da tre giorni, che mal di pancia!", "ci mancava solo la cistite!" (questa, ve lo giuro, è successa realmente). Il più delle volte le regole della grammatica (e del buon senso, e spesso anche del pudore) sono solo un optional. Se esistessero delle forze dell’ordine su facebook, molti sarebbero arrestati per atti osceni in luogo pubblico.
Molto istruttivi anche i gruppi e la fan page che affollano le lunghe e noiose giornate degli utenti: dagli amici della canasta delle 16.47, a quelli che quando piove si bagnano, a chi ama le donne con la barba e chi è stata almeno una volta al Billionaire. Dire che la gente si annoia è dire poco.
Ma il motivo principale per cui ho deciso di scrivere questo post, è condividere le mie riflessioni sull’ondata di isteria collettiva causata dall’annuncio della mia futura dipartita. Le reazioni sono state molteplici: la più divertente è quella di chi ha commentato di essere d’accordo (cliccando sul famoso tasto "mi piace questo elemento"). Riguardo questi estimatori, mi sono chiesta se fossero semplicemente contenti che mi levassi di torno. Comunque, mi hanno presa come la loro paladina della giustizia, ma sono ancora tutti lì. Tutti gli altri hanno sgranato terrorizzati i loro occhioni virtuali facendosi letteralmente prendere dal panico. Credo che qualcuno abbia anche versato una lacrima. C’è stato chi mi ha scritto "torna presto, ci mancherai!", e chi era seriamente preoccupato di perdermi per sempre. Se mi fossi trasferita in Australia, le reazioni sarebbero state di sicuro più contenute (tanto avrei potuto creare dei bellissimi album di fotografie, pronte ad essere commentate).

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