The Catcher in the Rye

Con la stessa riservatezza con cui ha sempre vissuto, si è spento a 91 J.D. Salinger, nella sua casa a Cornish, nel New Hampshire, dove viveva dal 1953.

Per me, come per infinite generazioni da quando fu pubblicato per la prima volta nel 1951, il suo Giovane Holden è stata una tappa fondamentale della vita. Attendo adesso di vedere se ci sono davvero dei cassetti da aprire, e degli inediti da scoprire.

The Wall

 Condivido una parete della mia camera da letto con le mie vicine di casa. Credo che, al di là del muro, ci sia un’altra camera da letto.
Per qualche proprietà della fisica che di sicuro esiste, se io sento loro, loro sentono me. Quindi, se io dovessi cacciare un urlo, dovrebbero percepirlo chiaramente, e rendersi conto che la regola vale anche al contrario.
Ora, io credo che la ragazza che condivide la parete con me sia completamente deficiente. A parte le cantate a squarciagola che si fa ogni tanto (la rivisitazione in chiave r&b de "Il ballo di Simone" di ieri pomeriggio resterà nella storia), è quando arriva il suo fidanzato che inizia il vero spasso. E non per i motivi che supponete voi, lettori pervertiti. I due si vogliono bene, e si divertono un mondo insieme.
Si sono di sicuro conosciuti in un locale affollato, un sabato sera come tanti. Lei e la sua coinquilina avevano passato le ore al trucco e parrucco, aveva scelto una minigonna inguinale e décolétte tacco dodici (eh, sì, voleva fare un po’ la zoccola). Durante la serata avevano sbevazzato in allegria, quando si era avvicinato lui con fare da piacione erano già arrivate agli shottini di vodka. Insomma, erano parecchio sbronze. I due si erano trovati subito bene insieme, e il motivo era perché entrambi, per comunicare, urlavano come delle iene impazzite. Forse, anche mettendosi a quattro zampe e saltellandosi intorno. Da quella sera, non hanno più smesso. E a me ogni tanto prende un colpo, quando dall’altra parte del muro esplodono le loro risate sataniche. Fanno paura, ve lo giuro. Un pomeriggio dei primi di gennaio, sono andati avanti delle ore rincorrendosi e ridendo, sembrava un film dell’orrore.
E’ bello anche quando le mie vicine invitano le amiche, la sera. Devono aver fatto una cena di Natale esattamente il giorno prima di un mio esame. Si sono scambiate dei regali. Probabilmente erano in quaranta, lì dentro, perché sono andate avanti fino alle due di notte a lanciare degli urletti estatici ogni volta che ne aprivano uno.
Stanotte mi sono sentita una vecchia rompipalle. Dopo essersi scattate un intero album fotografico (belllaaaaaaa questaaaaaa! noooooo questaaaaaa è brutttiiiiiiisssiiiiimaaaaaa!), hanno deciso di giocare a carte. E ridevano, ridevano, ridevano, finché l’ho fatto. Ho buttato già la parete a forza di pugni.
E dire che avranno almeno sei/sette anni più di me. 

N.B. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistiti NON è puramente casuale. Anzi, se qualcuna di voi è la mia vicina di casa, regola la manopola del volume almeno finché i cani smettano di ululare, quando ridi.

Pompei crolla. Ne vogliamo parlare o no?

La denuncia arriva da Italia Nostra: lo scorso 18 gennaio il peso di una gru ha provocato il crollo di un terrapieno e altri 20 metri sottostanti nella zona di via dell’Abbondanza, dove si trovano la casa di Giulio Polibio, ma soprattutto la Casa dei Casti Amanti. Diverse pareti affrescate risulterebbero danneggiate. Il mezzo era posizionato male, su un terreno friabile che con la pioggia ha ceduto.

L’incidente è avvenuto nell’ambito dei lavori straordinari ordinati dal commissario Marcello Fiore, incaricato dal febbraio 2009 della missione di valorizzazione del luogo. Lavori che servirebbero a rendere il sito accessibile anche a scavi non ultimati, ma che sarebbero stati organizzati in maniera frettolosa e con mezzi pesanti che, in un contesto delicato come quello di Pompei, dovrebbero essere utilizzati con la massima cautela.

Riguardo l’accaduto, è ancora un mistero di chi sia la vera responsabilità. Secondo le parole di Biagio De Felice della Cgil, ai dipendenti è stato chiesto di mantenere il silenzio. Si pensa che i modi sbrigativi con cui si sta lavorando agli scavi siano dovuti alla necessità di mettere in piedi una passerella mediatica in vista dell’annunciata visita del premier Berlusconi. L’onorevole Luisa Bossa, deputato PD ed ex sindaco di Ercolano, chiederà un’interrogazione urgente al Ministro dei Beni e delle Attività culturali Bondi per avere informazioni più chiare sull’incidente.

La modalità di gestione del sito rientra nella politica della “valorizzazione fatta di eventi”, affidata sempre più spesso alla Protezione civile, a cui, attraverso vari commissariamenti, sono stati dati in gestione i maggiori luoghi d’interesse artistico del nostro Paese. Tra questi, oltre alla zona di Napoli, figurano gli Uffizi di Firenze e la Pinacoteca di Brera. Così facendo, si estromettono le vere professionalità in materia. Pompei vede le sue rovine andare in polvere ogni giorno, e rischia di scomparire in trent’anni. Questo perché non ci sono, lì come altrove, delle strutture per la conservazione e la tutela del patrimonio adeguate e durevoli. E l’incidente di qualche giorno fa ne è solo l’ultima conferma.

“Per evitare la svalutation e incentivare la devolution”

Così diceva Luciana Littizzetto, nel suo libro del 2006, per spiegare a modo suo a cosa serve la rivergination.

Leggo che la mia fonte inesauribile di gossip inutili, la sempre verde Paris Hilton, ha deciso di regalare al suo futuro marito, lo sconosciuto Doug Reinhardt (?), una seconda prima volta. Insomma, ritornerà vergine per amore. Per arrivare all’altare casta come nemmeno alla prima comunione, si farà dare una ritoccatina grazie ai prodigi dell’imenoplastica. Operazione che, a quanto pare, dura venti minuti in anestesia locale, e non ha effetti collaterali.

No, no, ma io ti supporto, eh, Paris.

Hai sempre avuto quell’aria da educanda che ti mancava davvero solo l’imene.

Non mi sono pettinata con le bombe a mano

 Non c’è niente di più simbolico, per una donna, che il gesto di tagliarsi i capelli. Normalmente, io non faccio testo: chi mi conosce sa che rapporto ho con i miei, di capelli, che sono totalmente indipendenti dalla mia volontà. Non stanno mai come ordino loro. Per questo, il parrucchiere mi vede almeno una volta al mese.
In questo momento particolare, il mio gesto simbolico è lasciarli crescere. Al posto di un taglio netto, un cambiamento più morbido, il passaggio a una nuova fase senza interventi drastici. Loro mi seguono, fuori controllo  come sempre, ma perfettamente in linea con gli altri aspetti della mia vita che stanno, dolcemente, mutando. I miei tempi, ormai lo so, sono lunghi, e lo sforzo è quotidiano. Ma so quanto ne vale la pena.
Con quegli stronzi ribelli a darmi noia e soddisfazione, dall’alto della testa.

Oggi

 Siamo andati in libreria e lì, impilato come se nulla fosse, indifferente in mezzo ad altre "novità", c’era il libro col mio nome dentro. Non credo di essere mai stata più emozionata di così.
Sarei rimasta tutta la mattina nascosta in un angolo, a sbirciare chi l’avrebbe preso in mano e l’avrebbe sfogliato, sovrappensiero. Vorrei vedere il viso di chi decide di comprarlo. Vorrei essere nella testa dello sconosciuto che lo legge. Vorrei chiedergli "ti piace?" e poi dirgli "sono io". 
Tu, che un giorno mi hai detto che mi avresti trovata da F., beh, adesso ci sono per davvero.

Partiamo!

Dal 14 di questo mese è in libreria “Partire. Antologia narrativa di geografia emozionale”, guida del CTS 2010 edita da Vallardi, ma soprattutto raccolta dei racconti e delle foto vincitrici del concorso Movimenti, indetto dal Centro Studi stesso e dalla Scuola del Viaggio di Torino.

Perché ve la segnalo? Perché al suo interno c’è anche un mio racconto 🙂

Quindi, andatela a cercare in libreria. In alternativa, potete acquistarla qui, oppure qui, o direttamente sul sito della Vallardi.