Un senso

Come si fa a gestire i ricordi?
Mi piace sempre usare la metafora del fiume sotterraneo, che spesso preme per uscire, mentre io cerco di arginarlo, appoggiandoci sopra delle dighe, che dopo poco, miseramente, crollano. I ricordi, quelli intensi, premono anche loro. Ieri sera uno è saltato fuori, all’improvviso, vincendo la resistenza di una delle dighe, che non mi ero nemmeno resa conto di aver costruito. Ma invece di abbandonarmi con la tenerezza e la malinconia che si meriterebbe, mi sono fatta prendere dall’angoscia. E’ una di quelle emozioni che non è possibile gestire, ma che io vorrei tenere sotto controllo, anche se poi so che trovano da sole il modo di uscire, e fanno ancora più male.
Ho rivisto quel viso magro, quel corpo fragile, quella sofferenza inaudita, quegli occhi blu che sono rimasti vivi fino all’ultimo. Di lui mi rimarrà sempre questa immagine, quei suoi occhi brillanti anche nelle lacrime, anche nel dolore.
Ho sempre sognato che il bambino che avrò, se l’avrò, abbia quegli occhi, sia per un desiderio egoistico di poterli rivedere di nuovo, ma anche perché penso che il regalo più bello che io potrei fare ad un altro essere umano sia che possa assomigliare a lui, almeno un po’. 

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