Il buio è solo un’apparenza, il vero sottofondo è la luce

"Signora Madre, è notte fonda, mi sono alzata e sono venuta qui a scrivervi. Tanto per cambiare, anche questa notte l’angoscia mi ha presa d’assalto. Ormai è una bestia che conosco bene, so come devo fare per non soccombere. Sono diventata un’esperta della mia disperazione.

Io sono la mia malattia e la mia cura.

Una marea di pensieri amari sale e mi prende alla gola. L’importante è riconoscerla subito e reagire, senza lasciarle il tempo di impadronirsi di tutta la mia mente. L’onda cresce rapida e ricopre tutto quanto. E’ un liquido nero, velenoso. (…)

Mi vedo morire, mi guardo dalla riva, ho i piedi già bagnati di quel liquido nero e velenoso. (…)

Perché venire a galla? Meglio morire sott’acqua. Vengo tirata giù. Mi sento sprofondare. E’ tutto buio.

Poi sono di nuovo sulla riva, in piedi, ancora io, ancora viva, guardo il mare velenoso, nero fino all’orizzonte (…) mille pensieri di distruzione, sono morta mille volte, continuo a morire senza smettere di agonizzare. (…)

Vedo la riva di un’isola minuscola, là in fondo c’è una ragazza che si guarda intorno (…) quella ragazza sono io.

Fai qualcosa per te, ragazza sulla riva, fai qualcosa per te stessa. Non lasciarti amareggiare da ciò che senti dentro di te. Dovunque ti volti vedi la tua disfatta. La marea nera sale, è piena di pesci morti. Reagisci, non soccombere.

Bisogna fare in fretta, prima che io sia completamente sopraffatta, finché c’è un angolino della mia mente che riesce a vedere che cosa le sta succedendo. Bisogna trascinarsi lì con tutte le forze, ritirarsi in quel cantuccio ancora capace di prendere decisioni, e dire: io.

Io non sono questo sfacelo, io ce la posso ancora fare, io sono forte, io non voglio lasciarmi sciogliere dentro questo veleno nero, io non sono tutta questa morte che vedo, io non voglio inghiottire questo mare, io non lascerò che tutto questo buio entri dentro di me e mi cancelli.

Ci sono ancora, da qualche parte, sono qui, separata da questa devastazione, l’angoscia non mi ha ancora presa tutta, c’è ancora un angolo dove posso mettermi al riparo e dire: io.

Se riesco ancora a farlo, per questa notte sono salva, sono in grado di alzarmi e lasciarmi alle spalle il mio letto di affanni e venire qui a scrivervi."

T. Scarpa, Stabat Mater.

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